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Tombola

… mariti!…

alla mattina io esco leggermente prima del viandante, e comunque entrambi siamo fuori casa prima delle 8; durante la colazione lo saluto, gli preparo le cose da portarsi fuori, per lui e per le bimbe, gli spiego eventuali logistiche della giornata che in qualche modo lo riguardino (sennò lascio direttamente stare e mi gestisco la faccenda), bacio tutti ed esco.

ieri pomeriggio, tornando a casa, ho trovato:

  1. il kiwi, merenda dietetica del marito, amorevolmente preparata da me e appoggiata vicino al suo telefono perché non se lo dimenticasse, abbandonato sul muretto della cucina;
  2. il sacchetto dei panni piccoli da lasciare alla campana della caritas (“babbo, riesci a lasciarli andando all’asilo? c’è la campana lungo la strada” “mhm… certo!”) appoggiato sul mobiletto dell’ingresso;
  3. la porta finestra sul giardino aperta (!!! lui, che se non do 4 giri di chiave uscendo mi fa un pippone sulla sicurezza di casa!!!);
  4. i cambi per la materna (lenzuola sopra, sotto e federa, tovaglietta, bavaglino e asciugamani) di entrambe le patafrulle sulla cassapanca nell’atrio.

ho così acquisito una certezza: mio marito alla mattina prima delle 8 è in grado di lavarsi, vestirsi e far colazione, mi lascia parlare, sorride, annuisce, e continua a dormire della grande (che abbia sviluppato di nascosto una forma adulta di sonnambulismo?).
ma come ha fatto il genere maschile a sopravvivere?

messa a nanna

io: “… fine della storia. domani ne leggiamo un’altra. adesso è ora di fare la nanna, buona notte leprepazza e buonanotte simba-la-bambola, buonanotte paperella, tartarughina e coniglietti. questo letto mi pare uno zoo. baci e sogni d’oro a tutti! fate un sacco di nanne, che domani sarà una bellissima giornata!”
bimbe: “buonanotte mamma! mi dai un altro bacio, un’abbracciatona? io voglio un’altra coccola… anche io…!
leprepazza: “mamma, pelò domani mi metti di nuovo sulla lumaca?”
io: “su che?”
l: “sulla LUMACA! in giardino!”
io: “... ah, sull’AMACA! sì, va bene, domani la rimettiamo fuori“.
l: “ba bene, e io vado nella MACA“.
io: “AMACA, con la A davanti. va bene, domani ci torni, ma ora dormi
l: “ba bene. mamma, ma se domani vado in bagno da sola pel bene mi leggi la storia della principessa con l’omblello? oppule quella della mucca milly?”
io: “sì, prometto che se fai la brava in bagno ti leggo una storia“.
l: “glazie! e possiamo invitale la mia amica amichetta della scuola a venile a casa da noi un giorno?”
io: “certo, quando vuoi. adesso però metti giù la testa e abbraccia la simba e chiudi gli occhietti“.
p: “mamma, perchè noi non dormiamo in camera con voi?”
io: “perchè ognuno ha la sua camera: i genitori insieme, le bimbe insieme“.
p: “io vorrei una camera dove dormiamo tutti tutti insieme!”
io: “ma no, pensa invece che bello che hai una sorella, così invece che dormire in camera da sola siete in due! pensa a tutte le tue amiche che una sorella non ce l’hanno! e poi ci sono a letto con voi i 2 coniglietti, la tartaruga, la simba, e gli angeli custodi. in effetti questa stanza mi pare piuttosto affollata, di notte…
p: “ah è vero, allora buona notte mamma, buona notte sorella.”
l: “mamma!”
io: “eh? ancora? dormi!!!
l: “ma ti devo dile una cosa impoltante!”
io: “dimmi
l: “vieni qui vicina
io: “ufff….eccomi, dimmi,  e poi mettiti a nanna!
l (abbracciandomi): “mamma, sai che io ti voglio semple semple con me? tu sei plopio la mia mamma plefelita!”

benedizioni

poco prima di Pasqua è passato il parroco a benedire la casa.
in effetti è stato un caso: ho aperto la porta per salutare una persona e l’ho visto che si aggirava un po’ sperduto per l’aia. l’ho salutato e si è illuminato: “mi sono dimenticato di metter in buchetta la data delle benedizioni e ora non trovo nessuno…
al che l’ho fatto accomodare in casa e mi sono attaccata al telefono per vedere di rintracciare anche qualche vicino interessato.
accomodare poi per modo di dire, perché il nostro parroco, per paura di disturbare, non va oltre l’ingresso di casa, intendo proprio il primo metro quadro dopo la porta.

alle bimbe non è parso vero di avere una persona nuova (sì, le ha battezzate entrambe, ma non frequentiamo la sua parrocchia quindi loro non lo ricordano) da assalire mentre io ero distratta al telefono…
dopo una prima fase di grandi saluti e complimenti, “ma sono proprio loro!” (no, le ho cambiate crescendo…), “ma come sono belle, ma come devono essere brave” (eh, magari le due cose fossero proporzionali…), “ma come sono grandi!” (ma se sono due tappi?), “ma come sono sveglie! eh, signora, sono proprio sveglie queste due, sicura che hanno solo 3 e 4 anni?” (ecco, comincia ad accorgersene, eh?), la leprepazza ha iniziato a puntare la preda.
nel senso, ha iniziato a girare intorno al parroco studiandoselo: la lunga veste talare bianca, che ha sollevato per controllare cosa ci fosse sotto, la stola viola di raso liscio liscio, le scarpe nere che spuntavano sotto il vestito, il breviario in mano… al che il parroco, non potendo ignorare l’esame minuzioso della bambina, si è chinato per sorriderle e mettere la faccia alla sua altezza.
subito la fanciulla gli si è avvicinata, ha messo la faccia a 5 centimetri dalla sua e gli ha afferrato le orecchie, poi l’ha squadrato bene bene fino in fondo agli occhi e infine ha sparato: “tu se il papa, velo?

credo che la risata successiva abbia donato al parroco almeno 10 anni di vita. l’anno prossimo saremo la prima casa che benedirà, per darsi la carica!