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cavalcando

il babbo è ko da 3 giorni.
talmente ko che oggi addirittura il dottore viene a casa (in mezzo al picco dell’influenza, quando avrà 1500 pazienti in fila alla porta) a visitarlo.

le bimbe, lungi dal calmarsi, ogni tanto si ricordano di andare a fargli qualche carezzina e nel resto del tempo scorrazzano e imperversano per casa, dall’alba a ben oltre il tramonto.

in questo contesto bellico, stamattina, ore 6.45, mi avvio in camera dalle bimbe per alzarle dal letto. non faccio a tempo ad avvicinarmi che la leprepazza schizza fuori dalle lenzuola e mi sorpassa a destra, tuffandosi in camera mia nel mio lettone.
a questo punto estraggo un’addormentatissima paperella "mamma, ho il moccolo…" "vai a pulirlo" "dove?" (sempre sena aprire gli occhi) "in bagno, forza" e intanto mi ridirigo al lettone, dove la piccola mi ha usurpato il posto vicino al rabbrividente babbo.
mi sdraio e, appena appoggio la testa sul cuscino la fanciulla mi si fionda sopra.

io: "aiuto, ahia, non sono un cavallo!"
l: "no, non sei un cavallo."
io: "e quindi perché mi stai sopra a cavalcioni?"
l: "perché non sei un cavallo, sei un motolino!!"
io: "io sono un motorino secondo te??? scendi, mi fai male!"
l: "sì, sei un motolino! e adesso, motolino mio, al galoppo!!"

… sfruttamento mammesco ai massimi livelli…

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tra starnuti e voglia di “plimavela”

sabato il tempo era bello e ne abbiamo approfittato per fare due passi in centro con le bimbe, anche perché nessuno di noi ne poteva più di stare in casa ("quando arriva la primavera?" è una delle domande più classiche delle patafrulle in questi giorni, in abbinata con il "domani mamma è plimavela? che mi chiede la leprepazza quando la metto a letto ogni sera o quasi).

abbiamo gironzolato, fatto merenda con pizzette al taglio, ballato alla musica di tutti i suonatori ambulanti che abbiamo incontrato lungo il percorso, passeggiato e poi ovviamente il babbo ne ha approfittato per infilarsi a comprare un ammennicolo fotografico nel suo negozietto preferito che sta proprio in centro.
la leprepazza, di ottimo umore e in gran forma, ha scelto esattamente i 3 minuti nel negozio per esplodere in un superstarnuto, seguito da un attacco irrefrenabile di tosse.

tentando di non schifare la clientela scelta del negozio, ho provato a calmarla e al contempo di limitare i danni appellandomi a una presunta buona educazione che le avremmo impartito, suggerendole pacatamente "su, leprepazza, metti le mani davanti, almeno, quando tossisci..."
al che la fanciulla, senza smettere di tossire, ha steso ben dritte le braccia davanti a sé e ha allargato al massimo le dita: "ecco mamma [cof cof cof], sono davanti, ba bene?"

la mossa successiva è stata una ritirata strategica fuori dal negozio…

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biancaneve

ieri la follefamiglia al completo è andata a vedere "biancaneve" al fantateatro.
per la leprepazza è stata la prima volta.
ha ascoltato e guardato, rapita, lamentandosi solo ogni tanto di non poter andare a sedersi davanti (perché sua sorella aveva paura della matrigna a stare davanti seduta in terra tra i bambini da sola senza di noi).
al termine dello spettacolo ha ballato lentamente, guardandosi intorno e sfiorandosi un po’, con gli occhi sgranati a vedere quei pazzi grandi e piccini che si scuotevano tutti cantando e danzando.
poi ha sorriso e, mantenendo le sue tradizioni (vi ricordate il "povelo lupo"?), ha dichiarato: "mamma, quando io sono glande, tla un po’ di giolni, vengo qui e vado lì davanti a fale lo spettacolo."
io: "vuoi fare l’attrice, da grande?"
l: "sì. voglio fale la matligna. pelchè ha il vestito lungo lungo che ‘tlissia pel tella".

 

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poesie innevate

ieri pomeriggio. nevica.
la paperella guarda fuori dal finestrino della macchina.
"mamma, guarda: tutti i gambi dei lampioni sono diventati bianchi!"
"certo… e anche i cappelli delle case!"

stamattina. nevica.
non faccio a tempo a infilare il cappotto alla paperella che è già scappata fuori.
torna pochi istanti dopo con della neve in mano.
"mamma, guarda, ho catturato una palla di neve!"

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giornate speciali

sabato siamo andati al matrimonio di mio cugino, a roma. sveglia alle 6, treno, matrimonio, macchina, rinfresco, macchina, treno, macchina, arrivo a casa – stremati – alle 21.

chicche dalla giornata

ore 6.30. colazione.
tentando di svegliare le due fanciulle, che tentano di riaddormentarsi sulla tazza di latte, intavolo una conversazione.
io: "allora, paperella, come sono i biscotti pan di stelle che ci hanno lasciato i nonni?"
p (sollevando appena una palpebra): "miei".

ore 7.30, camminando lungo il binario: leggetelo qui (sul blog del babbo).

ore 11, guardando gli sposi.
p: "mamma, tuo cugino è lo sposo?"
io: ""
p: "sono belli tutte e due"
io: "bene"
p: "ma la sposa di più, mi dispiace per lui".

ore 11.30, uscendo dalla chiesa.
p: "mamma, hai anche tu le scarpe da sposa addosso!"
io: "uh? no, perché? non sono mica bianche."
p: "ma hanno quella cosa sotto, lunga..."
io: "ah, si chiama tacco. sono scarpe col tacco."
p: "mhmh. bello, il tacco. si mette solo ai matrimoni?"
io: "no. le donne normal… volevo dire, si mettono quando uno vuole, ma non sono proprio comode, soprattutto per correre. e bisogna stare in equilibrio. e dopo un po’ fanno male ai piedi perché il peso è tutto concentrato davanti."
p: "eh sì. e poi si cammina strani, fanno tic tac, e si appoggia prima il tacco e poi il resto…"
io: "già, è vero."
p: "eeee… mamma, ci sono anche da bambina?"
io: "scordatelo. finché non sei grande"
p: "va bene, mamma. [pausa] tipo grande 5 anni?"
 

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“ah”. vale a dire: PS al post sui fidanzamenti

l’altroieri sera, durante un incontro con varie famiglie, mi si è avvicinato il suddetto fidanzato della paperella, tenendola per mano. la fanciulla mi dichiara: "mamma, ti ricordi? lui è il mio fidanzato".
"ah".
vista la mia faccia poco convinta, rincara lui: "davvero, io da grande sposo la paperella" e le scocca un bacio sulla guancia. i due si allontanano per manina.

mi si avvicina la mamma di lui: "non ne sai niente? è da un po’ di giorni che mi dichiara: io da grande sposo la paperella. poi compro una ferrari. ma rossa, eh? sai, mamma, ci sono 2 posti. e la porto in giro".
"ah".

devo dire, a onor di lui, che durante la serata a un certo punto la paperella è scesa piangente dal piano di sopra dove 3 grandi (bimbi di 9-10 anni) non la facevano entrare in una stanza e si è diretta verso di me per chiedere aiuto. lui l’ha intercettata, le ha preso la mano e sciorinando con piglio deciso il suo miglior "vieni con me, ci penso io" ha risalito coraggiosamente le scale per andare a fare giustizia alla sua bella.
ah.

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PS al post precedente (sulle lentiggini)

a onor di cronaca racconto il proseguo della storia:

una brava maestra, saputa la questione delle lentiggini, ha raccontato alla paperella la storia di Merida (sempre la protagonista del film Brave – Ribelle, che non ha lentiggini in realtà ma uno se la immagina con le lentiggini lo stesso). la paperella ha ascoltato, apprezzato, ignorato il fatto che le lentiggini in realtà non ci sono, e scelto il suo nuovo idolo.

da qualche giorno gira dicendo a chi incontra: "io non sono una principessa che non fa niente. io sono Ribelle, che va a cavallo e tira con l’arco e salva la gente. e ha le lentiggini e i capelli rossi. hai capito? io sono Ribelle".
il che, siccome nel parlato le maiuscole non ci sono, suona proprio come "io sono ribelle. hai capito?". un filino minaccioso…

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magonaggini

sabato 5, novità per noi ma non per il resto del pianeta, la follefamiglia e il geco sono andati fare un giro ai saldi del vicino outlet. scopo: comprare al minor prezzo possibile alcuni accessori per il nuovo e figherrimo robot da cucina che è stato regalato al marito e comprare al medesimo (il marito, non il robot) un cappotto invernale, visto che con -6 gira ancora con la giacchetta scamosciata che i comuni mortali portano ad ottobre.

dopo alcuni giri ci infiliamo in un negozio e il babbo addocchia finalmente qualcosa che gli piace, sta per agguantarlo e provarselo quando, a sorpresa, la paperella scoppia in singhiozzi.

io: "ma che è successo, d’un tratto, paperella?"
p: "mamma, ma perché… mamma, io quando passo davanti a tutti questi specchi, mi vedo brutta!!" e giù lacrimoni.
io, allibendo, trasecolando, e inghiottendo 6 volte: "eh??? ma come ti viene in mente, scusa? starai scherzando! tu… tu sei la mia principessa! sei bellissima!"
p, tra i singhiozzi: "perchè io… vedi… io… io vedo che io ho questi due puntini qui, sul mio naso. e non ce li ha nessun altro, solo io!!!"
io (tentando di sbattere giù per l’esofago il magone che stava prepotentemente tentando di conquistare la mia gola): "ma paperella, sono lentiggini!! sono bellissime!! sei speciale, come nessun altro!"
babbo, accorgendosi dell’accaduto e agguantando in braccio la fanciulla in lacrime: "vieni con me, adesso vediamo. signora commessa, scusi, a lei piacciono le lentiggini?"
commessa1, un po’ tonta (comprensibile, il primo giorno di marea umana dei saldi): "eh? sì sì"
b, non contento: "adesso proviamo con quest’altra: signorina commessa, secondo lei le lentiggini sono belle?"
commessasveglia: "sono bellissime!! e le bimbe con le lentiggini sono ancora più belle!"
b, giocando un’altra carta: "e poi guarda. io ho i baffi. quanta gente vedi in giro con i baffi? nessuno. allora sono brutto, perchè li ho solo io?"
p: "no…"
b: "vediamo in giro se ne troviamo altri. signor cliente che si prova una giacca, mi scusi, si volti. paperella, ha i baffi?"
p: "no" b: "e quest’altro?" p: "no" b: "e questo che entra? mi scusi, si giri un po’ verso la luce per favore." p: "pochi pochi"
b: "ora usciamo, c’è il geco con tua sorella, guarda, lui li ha i baffi?"
p: "sì, lui sì"
b: "allora io e lui siamo brutti perchè siamo gli unici coi baffi?"
geco, preso alla sprovvista: "eh???"
p: "no…"
io (che avevo seguito la coppia come un segugio): "geco, a te piacciono le bimbe con le lentiggini? la paperella dice che è brutta perchè ha i puntini sul naso..."
g, colpito nell’orgoglio ziistico: "BRUTTA? BRUTTA? MA TU SEI BELLISSIMA, COSA DIRAI MAI!! e poi lo sai che quando ho conosciuto la mamma era estate e mi è piaciuta un sacco perché aveva le lentiggini sul naso e sulle guance? [menzognissima, ci siamo conosciuti in ottobre]"
p: "la mamma?"
g: "sì, e se la guardi bene le ha anche adesso, anche se siamo in inverno. le lentiggini sono il segno che sei la figlia della tua mamma." (colpo basso) g, suadente: "ti ho convinta che sei bella con le lentiggini?"
p, asciugandosi le lacrime: "un pochino sì, ma non del tutto. le principesse non le hanno" (MALEDETTE PRINCIPESSE, ANCORA LORO!!)
io, illuminandomi: "ce n’è una, bellissimissima, che le ha. lo zioppiero ha regalato il libro con i puzzle alla leprepazza. si chiama merida, è irlandese o scozzese, ha i capelli rossi, gli occhi verdi e e le lentiggini ed è bellissima e coraggiosissima".
p, illuminandosi: "davvero?"
io: "certo, a casa te lo faccio vedere. anche tu, con quella pelle chiarissima le lentiggini e i capelli un po’ rossicci sembri un po’ irlandese."
p, convinta: "va bene!"

sono arrivata a casa e, mentre la paperella non vedeva, ho guardato il libro di Brave. è irish in tutto ma non ce le ha, le lentiggini. maledetta disney. maledette principesse.

altre idee su principesse o icone paperelloidi con lentiggini? a parte pippi-calzelunghe che le lentiggini e la simpatia ce le ha, ma non è proprio un’immagine della bellezza…

 

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fidanzamenti

ieri sera entrambe le patafrulle mi hanno comunicato che si sposano, ma – e qui sta la novità – per la prima volta non con il babbo o con dei nostri amici, ma con dei loro compagni di classe.

nello specifico, la paperella pare abbia ricevuto una domanda, anzi, una dichiarazione di matrimonio ("da grande io mi sposo con te.") da un compagno e abbia detto che a lei la cosa andava bene.
la leprepazza mi ha informato di chi è il suo prescelto. non credo che la vittima ne sappia ancora nulla.

devo dire che si son scelte due bei bimbi di 5 anni dagli occhi chiari. indiscutibilmente belli. indiscutibilmente terribili.
il che al momento non mi preoccupa in alcun modo, ma lascia come presagire delle ulcere future…

credo che il babbo abbia già ordinato la lupara.

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