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premio di consolazione

durante la colazione.
 
leprepazza: "mamma, io da grande posso essere un babbo?"
io: "no, mi spiace, non è proprio possibile."
l: "vabbè, allora sarò una mamma!"
 
…mi sento il premio di consolazione…
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MEMO: a domani!

Lo ricordo per chiunque passi di qua: domani, sabato 24, – in qualsiasi parte d’Italia siate – andate a fare la spesa!! E comprate qualcosa, a lunga conservazione, da lasciare all’uscita a quei tipi strampalati dalla pettorina gialla che vi guarderanno con gli occhioni speranzosi, e che poi si occuperanno di portare il cibo (davvero, garantisco in prima persona, perché lo faccio da anni) alle famiglie del vostro territorio che ne hanno più bisogno.
Si chiama "giornata nazionale dell colletta alimentare", si fa tutti gli anni l’ultimo sabato di novembre; quest’anno con la crisi l’Unione Europea ha ovviamente tagliato i fondi che aiutavano gli aiuti alimentari ai poveri, quindi è importantissimo raccogliere tanto cibo. Non la sto a fare più lunga, se volete andatevi a leggere il tutto sul sito, qui.

E se poi non vi basta nemmeno questo, venite di persona: se abitate nei pressi di Bologna mi trovate tutto il giorno (non arriverò alle 8 perché prima aspetto i nonnigiù che prendano le bimbe, ma dalle 10 son lì), fino alle 20, all’uscita della Coop di via Dagnini a ricevere, ringraziare, inscatolare. e a spiegare a chiunque me lo chieda.

A domani!

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perché proprio a me? (ovvero: tutta la verità sul mio rapporto con le principesse)

mi dispiace, io le detesto proprio. e nemmeno cordialmente.
le trovo noiose, spocchiose, vanitose, insomma… insopportabilose.

perchè, come, in quale misteriosa maniera ho partorito una figlia primogenita così intollerabilmente sdolcinata e cuoriciosa?
mi spiego: a scuola è entrata in contatto con un sacco di cose che di norma, in casa, non vede. non perché io sia per principio contraria ma perchè, detestandola io ed essendo sanamente un uomo mio marito, non ce n’è traccia in casa.

esempi di cose per le quali la paperella sragiona e che io eliminerei senza troppi dispiaceri dalla creazione: le principesse, i vestiti da sposa, i cuoricini, le paillettes e i brillantini in genere, le gonne e i vestitini, le principesse, il colore rosa-rosaciccia-rosino-fucsia-e-ogni-altra-sua-declinazione, le fatine, le winks, i poteri delle fatine suddette, lo smalto per bambini, le principesse, i trucchi per bambine, le scarpe lucide, i vestiti da principessa, i giochi da principessa, tutte le principesse disney in sequenza, i disegni pieni di tutte queste cose.

AAAAH, mi sento meglio.

poi sono una madre degenere: no, davvero, perchè io glielo dico in faccia che mi fanno schifo (in realtà dico che proprio non mi piacciono, ecco). allora lei, con la voce tremula, ripete: "ma in effetti, mamma, nemmeno a me piacciono davvero, ecco." e io mi sento sempre più la perfida matrigna di biancaneve…

vero è che i figli non rispondono ai propri desideri, ma secondo voi è grave se nemmeno i genitori rispondono nemmeno un po’ ai desideri dei figli? conosco un sacco di mamme per le quali la paperella impazzirebbe, ma le è capitata quella che no, proprio non ce la fa. le "princi" – come le chiama la tenerella – le appiccicherei al muro. senza un filo di sensi di colpa (se non fosse per lei…)

ps. lei continua a disegnare castelli di principesse e me che mi sposo. in tali circostanze il babbo, misteriosamente, non compare mai. spicco io, vestita con abito lungo (e colorato, indovinate come?), sullo sfondo di un bel cielo azzurro (quando ci siamo sposati in realtà grandinava, ma solo sui colli vicini). devo preoccuparmi?

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non attacca

in queste sere sto leggendo alle bimbe un libro di fiabe. una (o mezza, a seconda della lunghezza) ogni sera. c’è di tutto, un po’ di tradizionali, un po’ di altri paesi, un po’ di favole di esopo.
non sono molto soddisfatta della scelta della casa editrice: le più lunghe sono state ridotte così tanto da diventare quasi incomprensibili (e di sicuro da perdere tutto il gusto e l’incanto), il linguaggio non è sempre adeguato all’età dei bambini, a quelle che finiscono male è stato appiccicato un "happy end" posticcio, ma così posticcio che nemmeno la Disney… Per fare un’esempio: la Sirenetta non si scioglie nell’acqua del mare perché il principe ama un’altra (come nella fiaba originale di Andersen), non riesce a conquistare il suo amore (come nella versione Disney), ma addirittura viene rapita in cielo dalle fate dell’aria, creature che proteggono gli uomini senza che loro lo sappiano, perché ha tanto amato un uomo.
bah.

detto questo, siamo nella sezione "esopo & co", quindi stiamo leggendo storielle brevi da un paio di facciate, rigorosamente con la morale. ieri sera è toccato alla celeberrima "la lepre e la tartaruga"; avete presente no? la lepre vanitosa prende in giro la tartaruga- la tartaruga saggia la sfida- la lepre per spavalderia si fa un pisolino durante la gara e si sveglia troppo tardi per vincere- morale: chi va piano, va sano e va lontano.
questa la teoria. in pratica le patafrulle non sono particolarmente inclini alla moralizzazione (per fortuna) e quindi il risultato è:

io: "stasera leggiamo: la lepre e la tartaruga"
leprepazza: "io le ho vitte, le taltalughe! dalla mamma di paperellafan"
io: "sì, invece la lepre assomiglia a un coniglio e corre veloce veloce. allora, c’era una volta una lepre velocissima che prendeva sempre in giro una tartaruga…"
paperella: "perchè la prendeva in giro? era cattiva?"
io: "no, non era cattiva, era un po’ vanitosa"
l: "e pelché ela vanitosa?"
io: "perché correva molto veloce, ma andiamo avanti..."
l: "beh, anche io collo veloce! e allola?"
io: "infatti ti chiamo leprepazza! se state zitte vado avanti."
p: "mhm che storia strana..."
io: "sshh! la tartaruga un giorno perse la pazienza…"
l: "e dove l’ha messa?"
io: "zitte! non l’ha messa da nessuna parte. ha perso la pazienza, cioè si è stufata"
p: "e allora perché non dicono che si è stufata?"
io: "allora, se volete sentire la storia tacete. e la tartaruga le disse: va bene, facciamo una gara"
p: "ma non si fanno, le gare! non è mica tutto una gara! non lo sa, quella tartaruga?!"
io: "smetto di leggere?"
p: "no no, stiamo zitte"
io: "la lepre, spavalda…"
l: "cosa vuol dile spavalda?"
AAARGHHH!… e così via: ci ho messo 10 minuti buoni ad arrivare in fondo. al che, finalmente, chiudo il libro, le bacio, spengo la luce e mentre esco dalla camera le sento commentare sottovoce:
"povela leple..."

decisamente, la morale con le patafrulle non attacca.

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sparate

Ieri pomeriggio, mentre lavavo il sederino della paperella – un momento molto intimo, capite – lei spara:

p:"mamma, io ti amo!"
io (un po’ perplessa): "anche io ti amo, paperella."
passa qualche secondo in cui sento le rotelline paperesche girare. poi prova un timido:
p: "mamma, ma cosa vuol dire ti amo?"
io (ah ha!?): "vuol dire ti voglio proprio un sacco i bene, in un modo specialissimo!"
p (rasserenata): "ah mamma, allora ti amo proprio!"

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beata innocenza! (ovvero: la scoperta del dentista)

e insomma, tant’è che si cresce! e quindi ieri ho portato la paperella alla sua prima visita dal dentista. anzi, dalla dentista. ma secondo me, più che una dentista quella deve essere una maga…

p, entrando saltellando si rivolge all’assistente alla poltrona: "ciao, tu sei la dottoressa dei denti?"
a, sogghignando e indicando la dentista: "no, in effetti è lei. io l’aiuto".
dentista: "sono io e mi chiamo FataDentina. entri saltando? ma sei una bimba o un canguro? io direi un canguro..."
p: "nooo, sono una bimba"
d: "ah, che bella coda di cavallo, che hai. lo sai che io conosco i tuoi cugini, i tremelli?"
p (sgranando gli occhi): "ma come fai a saperlo che sono i miei cugini??", poi, ricomponendosi "e non è mica una coda di cavallo! è una coda da ballerina!!"
d: "aah… girati che mi sa che non l’ho vista bene… hai ragione, è proprio una bellissima coda da ballerina! sei una ballerina?"
p: "sì! cioè, sono un po’ all’inizio, ho fatto poche lezioni, però dopo vado a danza"
d: "certo, una ballerina all’inizio. e come mai sei qui?"
p: "perchè me l’ha detto la mia mamma!"
io: "è solo per un primo controllo…"
p: "perfetto. paperella, vuoi metterti da sola su questa poltrona come i bambini grandi o in braccio alla mamma come i piccoli? cosa sei? a me sembri grande."
la paperella mi si avvicina e mi indica. io, stupita: "come mai?"
p: "non ci arrivo, da sola!"
d: "ah, ma questa è una sedia magica! guarda" e schiaccia il bottone per farla alzare e abbassare. prende in braccio la paperella e ce l’appoggia sopra, poi le mostra come tutti i pulsanti muovano l’altezza, il giro, lo schienale… poi inizia con il fatidico: "fammi un sorriso, che guardiamo i dentini".
la paperella fa un ghigno da lupo famelico che spaventerebbe un veterano di guerra e la FataDentina, senza scomporsi: "bellissimi, guarda lì: sembrano chicchi di riso!"
e qui devo dire che mi ha conquistata, perché anche a me fanno sempre venire in mente quell’immagine…
insomma, poi inizia tutta la trafila: "apri grande come un elefante, medio come un cagnolino, adesso chiudi la bocca che entrano le mosche, aspetta che contiamo quanti denti hai sopra, ora sotto, ma che belli, ma te li lavi da sola?, ma guarda ora prendo questo dentifricio speciale rosa (da ballerine!) e questo spazzolino magico che ruota da solo, ora ti metto in bocca questo che fa come l’aspirapolvere della mamma ma ti aspira le bollicine di saliva, questo invece soffia l’aria come il phon con cui ti asciughi i capelli, tieni questo specchio grande in mano e guardati i denti, io uso questo anche se è più piccolino e meno bello del tuo, sai sputare? allora fammi vedere, usa quel bicchiere e… no, no non mi sputare l’acqua in faccia, ti credo, fallo lì sul lavandino…" e così via. nel frattempo le ha dato una bella visitata, una bella spazzolata e l’ha tenuta 10 minuti buoni ferma sulla sedia a bocca aperta.
morale: tutto ok, ma bisogna che ogni 2 giorni una spazzolata ai denti gliela diamo anche noi, ci rivediamo tra un anno.

poi il tocco finale di magia: "oggi ti voglio fare anche un regalo, per come sie brava. vuoi lo spazzolino rosa con l’elefante, azzurro col delfino, o viola con le principesse?!" che domande…

happy end: usciamo e, mentre corriamo verso la lezione di danza, lei sempre tenendo lo spazzolino stretto in mano ("mamma, posso portarlo alla maestra di danza?" "ma ti pare di fare lezione con uno spazzolino in mano?") dichiara: "sai mamma, mi sono divertita dalla dentista. possiamo tornarci presto?"
se penso che a me devono accompagnarmi per evitare che fugga in preda al panico…

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malesseri d’autunno

ieri pomeriggio, appena arrivo alla materna, la paperella mi accoglie…
p: "mamma, ho male alla pancia!"
io: "ah, e da quanto?"
p: "da oggi pomeriggio. dove andiamo oggi?"
io: "a casa, no?"
p: "ah, ma chi viene a giocare?"
io: "nessuno, non hai appena detto che stai male?"
p: "si sì, ma io posso giocare anche con il mal di gola, sai? gioco un pochino, poi mi riposo."
io: "mal di gola? non era mal di pancia?"
p: "mhm, sì, tutti e due."
io: "mhm…….."

arrivate a casa mi si piazza in braccio e lì rimane.
ogni tanto tento di staccarmela, le propongo di giocare con la sorella, di andare in cameretta… niente.
sta sul divano, sfoglia libri e ogni tanto si lamenta di un male nuovo. poi si dimentica e canta un po’ con la sorella, o si contorce per il mio solletico ridendo come una matta. poi mangia poco poco e vuole di nuovo stare in braccio, e libri. poi si mette a cantare a squarciagola con la sorella "siamo-tre-cinesi-con-un-contrabbasso", facendo le mosse.
evidentemente qualcosa cova, perché normale decisamente non è, ma…

io: "senti, paperella, sei proprio sicura di aver male alla pancia?"
p, ricomponendosi e strisciando verso il divano: "sì sì, che male. e anche alla gola."
io: "e canti?"
p: "sì sì, con questo male posso cantare"
io: "ah. hai altre informazioni su questa misteriosa malattia?"
p: "mhm… fammi pensare: sì, si guarisce con le coccole!"

ora è tutto chiaro: dev’essere un raro caso di malessere d’autunno, condito con una dose generosa di coccolite!

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non posso vincere

qualche giorno fa, a colazione. la paperella mangia lentissimamente, perché infila 4.500 parole tra un boccone e l’altro.
il geco, che beveva un caffè insieme a noi (era giorno festivo) tenta di sollecitarla con il gioco del "ora fai un boccone da elefante… ora uno da leonessa…"
per un po’ la cosa funziona, poi – a poco a poco – il gioco si trasforma in "indovina che boccone sto facendo"…

p: "dai, zio geco, indovina!"
g: "mhm… un boccone da aquila?"
p: "no, è grande"
g: "mhm… da leone?"
p: "no, è grande e sta sugli alberi"
io: "sugli alberi? mhm… una pantera?"
p: "no, inizia con la R"
babbo, io e geco in coro: "con la R??"
io: "rinoceronte?"
p: "ma nooo! non sta sugli alberi!"
geco: "… con la R, grosso, sugli alberi? sicura, paperella?…"
io: "dai, paperella, ci arrendiamo, cos’è?"
p, trionfale: "un rango-tango!"

sigh…

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