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intanto…

ok, intanto che la tecnologia ha il sopravvento su di me e non mi fa mettere le foto nel blog, io le appiccico ai muri di casa.
se volete averne un assaggio, guardate qui: www.flickr.com/photos/viandanti/6966867634/in/photostream/

tiè.

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senza parole

no, stavolta non mi riferisco a una qualche uscita terrificante della patafrulle.
oggi volevo fare un post fotografico, perché ieri sera le figlie mi hanno fatto impazzire.
mi spiego. avevo una gran voglia di rivederle, dopo 3 giorni in cui le vedevo "in pillole" dai nonni, e di stare con loro.
e però loro han deciso di fare una sequenza in crescendo di capricci e sceneggiate, tale che alla fine sono uscita dai gangheri e le ho spedite a letto, e senza leggere loro la storia per dormire!

però.
però, passati 5 minuti (in cui mi son lavata la faccia, messa il pigiama e calmata – il babbo era ancora via), son tornata da loro, buonine e mogine nei letti al buio, e le ho accarezzate. al che la paperella ha messo fuori la testa dalla coperta: "mamma, perchè sei venuta qui?" con un misto di timore e speranza che mi ha stretto il cuore.
"per farvi una carezza e augurarvi la buona notte" ho risposto "perché, vuoi dirmi qualcosa?". "mmmh, tipo?" "cosa si dice quando si ha fatto qualcosa di sbagliato?" "ah, scuuuuuuusa..." "no, stai facendo ancora l’oca, non ci stai pensando, allora buona notte" "no no no, mamma, torna qui, scusa davvero, ci ho pensato, mi dispiace mi dispiace non voglio farlo più". "’ccuusa maaammma" le ha fatto eco allora la leprepazza.

allora le ho baciate, ho augurato loro la buona notte (ma senza storia, perché ormai se l’erano giocata) e poi, per la centesima volta della giornata, le ho guardate e ho pensato: ma queste due patafrulle, così belle, così pure, così vive, è mai possibile che siano le mie figlie? e mi sono arrabbiata con me stessa per essermi arrabbiata per la loro ocaggine, invece che far vincere lo stupore per la loro semplice esistenza.
e così oggi invece che scrivere volevo fare un post fotografico, facendovele un po’ vedere, perché davvero ogni tanto basta guardarle per rimanere senza parole per ciò che sono.

evvabbè, però poi sono imbranata e non ho capito come posso fare a caricare le foto qui, perciò ho scritto un papiro. alla faccia del "senza parole". ma uno dei prossimi giorni, appena vinco la tecnologia avversa, vi riempio di foto.

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approcci romani 4 (e potrei andare avanti un pezzo…)

trenino della suburbana.
(sì, abbiamo usato tutti i possibili mezzi di locomozione!)
la paperella sale e si siede, di sua iniziativa, in un posto vuoto a fianco di un signore che poteva essere pakistano, o indiano, o simili.
come al solito, attacca bottone.

p: "ciao, guarda cosa so fare!" e si appende a un palo del treno.
il signore mi sorride con intesa e, con garbo, le appoggia una mano sulle ginocchia per farla stare seduta e proteggerla dalle cadute.
p: "perché non lo fai, tu non sai fare?" poi si accorge della mano protettiva e aggiunge "guarda che io non cado, sono grande!"
il signore continua a sorriderle e tace.
p: "io sono grande, mi chiamo paperella de paperellis. ho 3 anni e mezzo. invece quella lì bionda è la mia sorella, leprepazza de paperellis. lei sì che è piccola, ha 2 anni solo!"
sorriso e silenzio.
p: "io non vivo qui a roma, sono in vacanza con la mia amica luce-dei-miei-occhi che è quella lì, i suoi genitori lì, e lo zio geco. e il babbo e la mamma e la leprepazza. io vivo a bologna, che è lontana, sai?"
sorriso, annuimenti, silenzio.
p: "invece i miei genitori sono quello lì in piedi, e quella lì che è un po’ bassina" (ah, grazie!! senti da che tappo..)
sorriso. vedendo che non tenta più manovre acrobatiche il signore allontana la mano.
p: "però io ho quasi 4 anni come luce-dei-miei-occhi perché io compio gli anni alla fine della primavera quando è quasi estate, sai?"
sorriso (e silenzio).
p: "mamma, ma questo qui perché non parla mai? non lo sa che bisogna rispondere, quando uno ti parla??"

… speriamo, speriamo che non abbia capito una parola…

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preoccupazioni

ieri mattina.
paperella, mettendosi le scarpe: "mamma, allora il babbo è partito per genova e sta via 3 giorni?"
io: "eh sì"
p: "e io e la leprepazza dopo la scuola andiamo dai nonni e dormiamo lì?"
io: "eh sì, ma vi vengo a trovare un po’, nel pomeriggio, se riesco"
p, allarmata: "mamma, e tu rimani qui da sola? tutta da sola? senza il babbo che è a genova e senza di noi ce siamo dai nonni?"
io :"beh sì"
p, rivolta al fufancazzista che sta armeggiando in cucina: "senti, fufancazzista, ma tu questi giorni rimani qui con la mamma, eh? non la lasci da sola, le fai compagnia, eh?"
f, trattenendo le risate: "va bene, paperella, non la lascio da sola"
p, rivolgendosi a me: "e poi non ti preoccupare, eh, mamma? sono solo 3 giorni e c’è il fancazzista che la sera mangia con te e non stai da sola. non ti sentire sola, eh, mamma? Noi torniamo presto presto!"

..alè, si stanno già scambiando i ruoli..

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approcci romani 3

dopo 3 notti in appartamento, veniamo ospitati per la 4^ a casa di una famiglia di amici, con una figlia, "fia", poco più piccola della leprepazza.
a parte le sceneggiate (spiegabili solo con la stanchezza) della paperella sul cibo (non andava bene il sugo, l’acqua e si è perfino lamentata che la tovaglia era sporca: come se a casa nostra mangiassimo in apparecchiature candide e immacolate), comunque il meglio l’ha raggiunto la leprepazza, che non ne ha voluto sapere di dormire, continuando a tornare dalla camera da letto in salone, con i piedini nudi, i capelli al vento e il sorriso birichino. tanto da indurre il padre di fia a commentare: "oh, mettere a letto la nostra è guerra aperta, ma questa qui è guerriglia!".
fortuna che avevamo detto che le nostre di solito crollano da sole appena toccano il letto (e andiamo avanti con le figure da sotterrarsi…)
dopo multipli tentativi riusciamo finalmente ad allettare le bimbe e, terminata la cena, andiamo a nanna anche noi, cotti come zucchine lesse dopo una bellissima giornata al bioparco, con tanto di picnic di pasquetta.
la mattina dopo, fia si presenta in sala ancora un po’ assonnata con il suo bravo ciuccio in bocca.
al che la leprepazza solleva lo sguardo e i baffi da latte dalla tazza della colazione, la guarda, la riguarda, le va vicino, la studia bene e infine conclude: "ma fia, perchè tu non hai la bocca? la mamma non te l’ha fatta?"
…ok, o miglioro con l’insegnamento del bon ton, o la prossima volta meglio che mi trovi un’altra sistemazione romana, possibilmente priva di amici che le mie figlie possano assalire o insultare in modi fantasiosi… 

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approcci romani 2

metropolitana.
p: "mamma, qui siamo sotterrati?"
(i vicini iniziano a toccarsi…)
io: "non siamo sotterrati, siamo sottoterra"
p: "e quindi sotterrati!"
io: "no, non si dice sotterrati, vuol dire un’altra cosa"
p: "ah. mamma, guarda, perchè è entrato quel signore e suona?"
io: "per fare sentire come è bravo, e se qualcuno vuole gli regala dei soldi per ringraziarlo"
p: "ma perchè non suona a casa sua?" (voce sempre più alta)
io: "perchè nessuno gli darebbe dei soldi"
p: "ma tanto io NON glieli do! e poi non suona mica bene, vero mamma? e poi non si tiene: bisogna tenersi sull’autobus. e se poi cade, mamma?"

ecco, dicevamo sul sotterrarsi?…

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approcci romani alla socialità 1

autobus che sobbalza per le strade di roma.
di fianco a noi sono sedute due ragazze cinesi gentili e sorridenti. la paperella le studia con attenzione e poi parte all’attacco.

p: "ciao. ma quelle che hai nei piedi sono le tue ciabatte?"
(datemi una pala per sotterrarmi, plìs…)
cinese, ridendo con l’amica e agitando le scarpine rosse basse e di tela: "sìììì!"
p: "le tue ciabatte da casa?"
c: "sììì!"
(uh? ma la fanciulla capisce? mboh…)
p: "ma perchè sei uscita di casa con le ciabatte?"
c: "sono belle, eh?"
(!!)
p: "ma non si esce in ciabatte, bisogna mettersi le scarpe, non lo sai?!"
c: "sono un po’ grandi, per te. quando cresci te le do."
p: "no, sono brutte. ciao."

come dicono i romani… vojo morì…
 

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risoluzioni pasquali paperesche

roma.
sì, alla fine siamo andati, e pure insieme alla famiglia tron, che ha sfidato la sorte con noi.
il tempo è stato piuttosto bello – alla faccia delle previsioni – e freddissimo, la vacanza anche meglio!

l’altro ieri la paperella d’improvviso decide di avere il momento di ispirazione religiosa e racconta all’amico romano, rigorosamente ateo, incontrato a pasquetta:

p: "sai che oggi, no, il giorno prima di oggi era Pasqua? no, aspetta, tu lo sai che Gesù l’hanno picchiato?"
aa: "mmh"
p: "sì, e poi legato e messo sulla croce. dei cattivi l’hanno ucciso."
aa: "mmh, già"
p: "però Lui dopo 3 giorni è risoLto. cioè, ha risolto."
aa: "ha risolto? cosa?"
p: "tutto. in 3 giorni, Lui ha risolto tutto…"

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oltre ogni ostacolo

la follefamiglia ha deciso di farsi finalmente un giretto, perché abbiamo stabilito univocamente che anche la lunatica leprepazza è ormai abbastanza grande da affrontare lo scombussolamento delle sue routine, e perciò da domani a lunedì abbiamo prenotato, insieme alla "famiglia tron" e al geco, un appartamento a roma, dove vivono amici che abbiamo voglia di vedere, ci sono tanti parchi, la primavera è meravigliosa e la città da girare con i bimbi è fantastica.

bene, dei 6 amici che volevamo vedere:

  • 1 è a varese
  • 2 sono a rimini
  • 2 si sposano sabato (e han deciso l’altro ieri!!)

in compenso le previsioni del tempo fanno schifo, e – dulcis in fundo –  ieri sera ci ha telefonato la famiglia tron che, causa malattia del piccolo di casa, è incerta se venire o no (speriamo! speriamo! speriamo! anche perché, ora che ci penso, sennò chi lo dice alle patafrulle che non c’è la loro amica luce-dei-miei-occhi?).

ciò nonostante, in barba a tutte le difficoltà (che siano segni?), domani la follefamiglia scenderà a roma (non si sa quando e con che mezzo), confidando nella Provvidenza che – si sa – a Pasqua è particolarmente in forma…

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l’importanza della colla

venerdì pomeriggio, uscendo dalla scuola materna io e la paperella incontriamo un babbo con la sua bimba, amica della paperella. un babbo senza capelli.
p: "mamma, guarda, lui ha i capelli come lo zio geco!"
io: "ih ih ih… eh, sì guarda, esattamente come lo zio geco!"
p: "non sono color carne, vero mamma, è che lui un giorno li ha persi e non li ritrova più, perchè è disordinato!"
(vedi post: http://mollichedipane.iobloggo.com/280/chi-decide)
risate del babbo in questione, poi lui precisa:
b: "no, paperella, io non li ho dimenticati in giro, i miei sono volati via da una folata di vento molto forte!"
p, voltandosi a guardarmi preoccupata: "mamma, i miei sono attaccati bene, vero? ci hai messo molta colla??"

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