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arrivano i Mostri!! (e sono affamati…)

non se se per discorsi dell’asilo, o per i regali di fratellogrande (vedi post precedente), stamattina hanno fatto per la prima volta la comparsa nei discorsi della paperella i mostri, anche se per ora…

p: "mamma cos’era quello che hai raccolto sotto il mio letto?"
io: "un pelucco, paperella"
p: "ah, non era un mostro!!"
io: "uh?"
p: "non c’era un mostro sotto il mio letto?"
io: "no. be’, cosa ci starebbe a fare un mostro sotto il tuo letto?"
p: "mmhm..."
io: "pensa che noia, povero mostro, a star tutto il giorno sotto il letto. tu non ti annoieresti?"
p: "io sì. ma magari poi quando scendo mi mangia"
io: "ma va?! secondo te non ha niente di meglio di fare, un povero mostro, che star lì ad annoiarsi e ad aspettare te? se ha fame fa prima ad andare a  far la spesa, piuttosto che star lì tutto il giorno, no?"
p: "eh, anche secondo me, mamma"
io: "quindi sotto il tuo letto ci sono solo dei pelucchi e delle piume che scappano fuori dal piumino"
p: "eh sì, mamma, non c’è proprio nessun mostro!"
io: "saranno tutti a far la spesa..."

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appuntamenti

ieri per la prima volta ho ritirato dalla materna due bimbi, oltre alle mie, e li ho accompagnati a casa loro (in 5 in una smart, con un età media complessiva sotto i 10 anni).
la reazione del minimeo, quando si è accorto che mettevo le giacche anche a questi due fratelli e che venivano con noi alla macchina è stata quella di aggrapparsi come una cozza alla mia gamba ululando "MIAAA!!! MIAAA!!! MIA MAMMA, MIA MAMMA!!!!!!!!!!" e continuare così, ad intervalli di 5 minuti, fino alla consegna a casa.
in compenso la paperella ha conversato amabilmente con loro (chiacchiere tra 3, 4, e 5enni, tutte da sentire), passando da un iniziale:
p: "posso venire a giocare con voi?"
fratelli: "no, noi abbiamo solo giochi da maschio"… fino a un:
ff: "mamma della paperella, quando arriviamo a casa nostra possiamo fare vedere la casa alla paperella?",
cosa ovviamente poi successa fino a sfiorare il rapimento.

le ho sottratte praticamente con la forza da quella casa magica, con le camere in soffitta e tanto di passaggi segreti (rigorosamente percorribili solo dai bimbi, dentro l’armadio), piene di regalini (mostri schifosi con colori lisergici e bastoni che fanno rumore se li sbatti con energia sui mobili!), felici come pasque, e con la promessa di un solenne appuntamento tra la paperella e il fratello grande (ricchi 5 anni):
fg:"quando viene la primavera e si può giocare in cortile torni qui che ti insegnamo ad andare in bicicletta senza rotelle, va bene, paperella?"
fp: "ma io veramente non so andarci tanto bene… ho fatto qualche prova ma poi sono caduto…"
fg: "ma io sì. quando si può stare fuori glielo insegniamo"
p: "sì, ba bene. qui in questo vialetto?"
fg: "no, nel vialetto no, che ci si schianta"
io: "…ci si schianta??"
fg: "sì sì, ci si schianta contro la macchina del mio babbo. io lo so perché l’ho fatto"
io: "aaah…."
fg: "sì ma lo facciamo nello slargo tra la nostra casa e quella dei vostri cugini, va bene?"
io: "…?"
p: "sì sì veniamo"
m (momentaneamente interrompendo la litania del "mia mamma mia"): "a’cche io!!!"
p: "tu sei piccola, non arrivi neanche ai pedali"
io: "paperella!!! sì minimeo, a te insegniamo io e il babbo ad andare su quella con le rotelle. va bene per tutti?"
coro: "sì, sì, SI’, ‘CI!!"
fg, orgoglioso: "io ho ancora i segni dei graffi di quando sono caduto." poi, guardando la faccia perplessa della paperella, ha aggiunto "ma non mi sono mica fatto tanto male, sai? sono anche guarito subito!"
… il primo appuntamento non si scorda mai! (io vado coi cerotti, il disinfettante e la telecamera)!!

a proposito di appuntamento: domani, sabato 26 novembre, trovate me, il babbo, il geco, il fufancazzista, nina, e tanta allegra compagnia tutto il giorno alla coop di via dagnini a bologna, a fare i volontari per la giornata nazionale della colletta alimentare. Venite! Venite! Donate! Donate!
O comunque, in qualsiasi supermercato, domani andate a fare la spesa, comprate qualcosa in più e donatela ai volontari!! fa bene a voi, e a tante famiglie italiane in crisi che hanno bisogno anche di qualcosa da mangiare… (per informazioni www.bancoalimentare.it)

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tenerezze

ieri sera mentre cenavo con le bimbe ho telefonato alla nonnagiù, in ospedale (stamattina è tornata a casa, olè!). l’ho salutata, ho fatto due chiacchiere, poi la paperella mi ha interrotto perché voleva salutare la nonna. le ho passato il telefono.
p: "nonna, sei ancora in ospedale? ti danno la medicina speciale dell’ospedale per la tua bua?"
n: "sì, ma per poco, torno a casa domani o venerdì"
p: "ba bene, nonna. quando torni a casa me lo dici?"
n: "certo paperella"
p: "perché quando torni io vengo a trovarti a casa tua, e giochiamo e stiamo insieme perché ho voglia di vederti. ba bene nonna?"
la nonna si è sciolta come un brodino.
(e noi meditiamo di approfittarne e ammollarla ai nonni per 2 giorni…)

20 minuti dopo. finiti cena e lavacri, porto le pupe a nanna e come al solito prima di dormire dico una preghiera con loro e concludo ringraziando Gesù di tutte le cose belle della giornata. la paperella da qualche giorno ha preso l’abitudine di chiedermi di  dire una cosa lei a Gesù, e di fatto si mette a raccontare qualcosa di bello che è successo durante la giornata, chiudendo poi con un "e allora grazie, e buonanotte!". ieri, in particolare, era andata con il fufancazzista a un laboratorio sui colori, tornando ad ora di cena pittata come un indiano sul sentiero di guerra, quindi mi aspettavo che si mettesse a parlare di quello, e invece…

"sai, Gesù, questa sera torna il mio babbo.
è stato via qualche giorno ma stasera torna. sono molto contenta, sai?
grazie, e buonanotte
."

1 minuto più tardi, mentre cantavo la ninna nanna, il babbo è arrivato.
potete immaginare l’esultanza, e i "pappo pappo!!" che son volati…

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questioni di gii

ieri sera, ore 19 circa.
p: "mamma, chi c’è a cena?"
io: "io, te, il minimeo, malpi e lo zio ale"
p: "e poi?"
io: "e poi basta, siamo 5, direi che ci siamo"
p: "solo? oooh."

ore 19.15 circa.
p: "mamma, ma lo gio piero non c’è?"
io: "no, c’era ieri"
minimeo: "ggioppe’o?"
io: "no, stasera ho detto che non c’è"
p e m: "e marino? … mahigno?"
io: "nemmeno, arriva tardi dal lavoro"
p: "allora posso invitare a cena la mia amica sara bì?"
io: "è ora di cena, è un po’ tardi per chiederglielo, paperella"
p: "allora un altro giorno?"
io: "sì, certo, un altro giorno volentieri!"
p: "va bene. e poi un altro giorno invitiamo anche la marghe. e la leti, e riccardo. tutti e due i riccardi, ba bene mamma?"
io: "certo"
p: "e anche lo giomemme, e marscia, e lo giogatto, e adri e ema..."
m: "!"
io: "ah, minimeo, sei d’accordo anche tu a invitare questa caterva di gente a casa?"
m: ""
p: "...e anche la sara f., e la mia amica chiara… e..."
io: "paperella, non ci stiamo tutti"
p: "... e i nonni, tutti tutti, e poi cinsia quando viene? è tanto che non viene, eh mamma?… e anche la gìa matilde e lo gìo. io un giorno vorrei stare con i miei cugini."

ok, vi inviteremo tutti, a rate, zii, perché ci abbiamo la casa grande, ma non come il cuore della paperella e il vostro.
intanto grazie, grazie, grazie a tutti perché non ci lasciate mai da soli!
e anche questa difficile settimana sta scivolando via senza troppa difficoltà!

ps. la lista della paperella è andata avanti un pezzo, sappiatelo!!

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pappo?

ebbene sì, il babbo è andato via 3 giorni. che a voi parrà nulla, probabilmente, ma per me e soprattutto per le bimbe (o per le bimbe e soprattutto per me) che siamo abituate bene ad avercelo per noi tutti i risvegli e tutti gli addormentamenti, non è una roba da poco.
stamattina ho traslato le fanciulline addormentate nel lettone, alle 6.45, per il nostro solito quarto d’ora di coccole pre-risveglio. non hanno nemmeno aperto gli occhi fino a quando le ho appoggiate sul lettone.
a quel punto la paperella ha iniziato tranquillamente a discorrere riprendendo un discorso abbandonato – secondo il suo cervellino – non so quando, senza nemmeno la voce annebbiata dall’essersi appena svegliata.
il minimeo in compenso si è raggomitolato come un gattino e per 5 minuti non si è visto altro che una montagnola sotto il piumone da cui spuntava un mazzo alquanto aggrovigliato di capellini biondi. poi qualcosa è pian piano cambiato e il gattino ha tirato fuori la testa, ha guardato tra le fessure degli occhi a destra e sinistra e ha mormorato, interrogativa: "pappo?"
io: "ciao gattino, esci da lì, il babbo non c’è, è andato via presto!"
m, perplessa: "genci?" (trad. è forse andato già a lavarsi i denti?)
io: "no no, è andato via"
m, speranzosa: "coascione ce’e’agli?" (trad: è già andato a far colazione e a mangiarsi la sua tazza di cereali?)
io: "no, è fuori, in un’altra città"
mm sconsolata: "pappo giuù?"
io: "no, non è giù, è fuori, a milano. forza, esci dal bozzolo. è ora di andare a lavarsi i denti!"
m, perentoria: "gnò. gnò pappo?"
io: "no, te l’ho detto, è già uscito. oggi ci laviamo i denti senza il babbo"
m: "aglio’a gnò gienti" (trad: allora niente lavaggi di denti)
io: "non ci provare, soldo di cacio! lavarsi i denti!"
m: "gnò" e si riabbozzola sotto il piumino.
io, suadente: "senti, facciamo così: te li lavi con malpi, va bene?"
m, riemergendo: "mappi?"
io: "sì, dai"
m, finalmente emergendo dal letto convinta: "!"
io: "bene, vai"
m: "ma pappo via?"
io: "sì, ma poi torna"
m: "mhm. togna. popo?"
io: "sì, torna dopo, tra 3 giorni."

trattativa estenuante, conclusasi prima delle 7 di mattina. saranno giorni luuuunghi….

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prese di coscienza

capisci che sei troppo stanca quando… dopo aver fatto la spesa, rimani 3 minuti impalata davanti alle porte scorrevoli dell’esselunga, tentando di aprirle con il telecomando della macchina. finché un signore di buon cuore ti supera di un passo lanciandoti uno sguardo compassionevole facendo così attivare la fotocellula che apre la porta.

capisci che sei troppo stanca quando… chiami l’assistenza tecnica della fotocopiatrice della scuola perché la maledetta macchina non ti accetta il codice personale di 5 cifre per fare le fotocopie, e solo nell’istante prima che il gentile tecnico rilevi che il codice che gli stai dicendo non è tra quelli autorizzati ti rendi conto che stai digitando il codice del tuo bancomat (per fortuna non ho fatto il contrario, facendomi ritirare il bancomat!).

capisci che sei troppo stanca quando… in una giornata perdi 4 volte entrambi i telefoni, entrambe le chiavette le caffè – mia e della direttrice – e le chiavi della scuola (no, non stanno nello stesso posto. li ho persi plurime volte ad uno ad uno).

capisci che sei troppo stanca quando… ti chiedono quanti anni hai e tu, per rispondere, devi fare il calcolo basandoti sul tuo anno di nascita, o facendo le sottrazioni dalle età dei tuoi fratelli.

capisci che sei troppo stanca quando… ti accorgi d’un tratto che tua figlia 3enne è in attesa di una risposta davanti a te e tu non hai la più pallida idea di cosa ti abbia chiesto. al che, la perfida paperella commmenta: "sei un po’ ‘tanchina, eh, mamma?"

capisci che sei troppo stanca… ecco, sì, però devi anche essere naturalmente predisposta al rincoglionimento, altrimenti tutte ‘ste pataccate non ti riuscirebbero così bene!!

 

Bene, ora che ho avuto questa illuminazione, posso tornare allegramente a correre la mia vita (e capiamoci: me la sono scelta, e mi piace così!!!).

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…quando ce vo’, ce vo’!!! (alias: la perfidia è femmina)

ore 18, rientrando in macchina a casa:

p: "mamma, è buio buio?"
io: "sì, ma lungo la strada ci sono i lampioni che fanno luce, così ci vediamo."
p: "ma perché fanno luce?"
io: "ehm…. perché sono accesi."
p: "e perché se li accendi fanno luce? come fanno?"
io: "argh… ehm… perché c’è l’elettricità che arriva fino alla lampadina."
p: "e come fa?"
io: "…. …."
p: "mamma!!! come fa l’ettetticità ad accendere il lampione che fa luce?"
io: "sai, paperella, questo dovresti proprio chiederlo al babbo: vedrai come sarà contento di spiegartelo!!"

… ogni tanto i babbi servono!! :P
e comunque, la fortuna del babbo è che la paperella ha fatto in tempo a dimenticarselo, prima che lui arrivasse a casa!
ma risalterà ben fuori, uno di questi giorni!! babbo, ti aspettiamo al varco!

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numeri e mucche

venerdì scorso il minimeo è tornato a casa con una mucca.
di plastica, ovviamente (solo perchè è troppo piccola ancora per cavalcare quella vera).
resta il mistero su da dove provenga; nel dubbio noi l’abbiamo riportata alla materna (dove, alla domanda: ma è vostra questa mucca che il minimeo si è portato a casa? la dada saggia ha risposto: ma ti pare che io possa conoscere tutte le nostre mucche? conversazione surreale…)
comunque visto che hanno un recinto più grande l’abbiamo lasciata lì. da allora, ogni tanto il minimeo la cerca.

l’altro ieri in macchina il minimeo attacca a gridare "ucca! ‘ucca!!"
e noi a spiegare: "ma no, è all’asilo la tua mucca, ti ricordi?"
m: "ucca! ucca!"
noi: "ma no... "
…e così’ via finché la paperella è riemersa dalle sue riflessioni e improvvisamente ha dichiarato: "eh sì, io ho anche visto una mucca"
eravamo in tangenziale a bologna
io: "una mucca? e dove avresti visto una mucca?"
p: "prima, tutta gialla e di plastica, nel giardino di quella casa". la casa era il roadhouse grill.
ineccepibile.
m: "MIA UCCA, MIA UCCA!!"
noi: "ma no, minimeo, non è la tua mucca. non è che adesso ogni mucca che vedi è la tua. la tua è solo una, quella che adesso vive all’asilo"
m: "UNA? mmmhmm…. DUE!!"
…vedo già la coppia di mucche al pascolo nel nostro giardino…

 

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sostantivi-mamma: 2-0

sabato mattina, mentre tornavamo a casa in macchina in ovvio ritardo, al telefono (non guidavo io!) rassicuravo chi ci stava aspettando:
"siamo praticamente arrivati, siamo all’ultima rotonda, aspettaci!"
p: "mamma perchè è l’ultima rotonda?"
io: "perchè è l’ultima rotonda che c’è lungo la strada, vedi, dopo c’è casa nostra"
p: "ma no mamma, guarda: anche quella (indicando la lampadina a palla del lampione) è rotonda, anche quella (indicando la luna ancora visibile in cielo) è rotonda, anche quella (indicando la mela di un cartellone pubblicitario) è rotonda. vedi, quella della strada non è l’ultima!"
goal. 1-0

sabato pomeriggio, di nuovo in macchina.
p: "mamma, guarda che bello, in cielo ci sono delle nuvole rose!"
io: "molto belle, brava paperella che guardi le cose belle fuori dal finestrino. si dice nuvole rosa, attenta."
p: "no mamma, mi ha detto la maestra che la rosa è un fiore tutto bello, che abbiamo visto a scuola. quella è rosa. le nuvole sono rose."
(argh, la maestra no!)
goal. 2-0

se qualcuno sa come spiegare a una linguacciuta bimba di 3 anni la differenza tra sostantivo e aggettivo me lo spieghi, che poi chiedo la rivincita.

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imbarazzo

ore 16.30, arrivo alla materna a prendere le patafrulle: è il momento di massima confusione, con 80 genitori/nonni/dade che si aggirano inseguendo nani vivacissimi che cercano capi di abbigliamento abbandonati in posti impensabili.
ovviamente appena mi vedono, le due fanciulle, che stavano amabilmente disegnando nella sala centrale, al grido di "MAMMA MAMMA" no, non mi si lanciano al collo, ma si fiondano in direzioni opposte (effetto palle da biliardo bocciate) lungo il corridoio, ciascuna mirando alla propria "buchetta" con i vestiti.
altrettanto ovviamente quella del minimeo è nell’ultima stanza in fondo a destra, quella della paperella nell’ultima a sinistra.
dopo un momento di sconforto, e un consolante sguardo di intesa con la dada che le molla, mi tuffo sulla scia del minimeo, sperando che la paperella non decida, tanto che non mi vede, di prendere la sua roba e uscirsene da sola in strada.
arrivo alla buchetta della peste bionda e lei inizia, con sue perfide fossette, ad elencare:
"PELPA!"
"sì, questa è la tua felpa"
"BBBHOLA!"
"esatto, è viola"
"APPEGLIO!"
"sì, prendiamo il cappello"
"AAAPPA!"
"ecco anche la sciarpa"
"CACCCCCAAAAAAAAAA!"
"shshshshhh! no, ecco si dice g-i-a-c-c-a"
"CAAAACCCCAAAA"
(varie mamme e nonne cominciano a fare capolino dalla porta, richiamati dall’urlo della giungla)
"parla pianino, giacca non cacca. gi-a-cca"
"CAAAACCCCAAA!"
(tra gli spettatori c’è chi, più vicino, sogghigna mentre i più lontani scuotono il capo, disapprovando)
tentando di abbreviare lo spettacolo agguanto la giacca sotto braccio e la prendo per mano borbottando: "la giacca ce la mettiamo dopo, dai, intanto andiamo a vedere dov’è finita tua sorella…"
"NOOO VIA, MAMMA! A’PPETTA!!! IO CACCCCCCAAAA!"
(argh!)
a questo punto sua sorella compare teatralmente sulla scena gridando:
"MAMMA, ERO TUTTA DA SOLA!!! DOV’ERI??? E’ IL MINIMEO CHE URLA CHE HA LA CACCA??"

stendiamo almeno un sipario pietoso sulla mia successiva uscita dall’asilo attorniata dalle bimbe che salterellano canticchiando "cacca-cacca-è-proprio-la-mia-cacca"…

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