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per fortuna che si ammalano di lunedì

vi ricordate che un paio di settimane fa raccontavo che la paperella è arrivata piangendo dal male all’orecchio?
ecco, era un lunedì.

me lo ricordo bene, perchè quando le ho spiegato che allora non saremmo potuti andare al laboratorio di musica il male è misteriosamente quanto rapidamente guarito (mamma, andiamo al laboratorio di musica. tanto a me, quando canto, vanno via tutte le bue…).

Ieri a pranzo mi hanno chiamato dalla scuola materna: il minimeo aveva 37, ma, soprattutto, era mogia mogia e in braccio alla maestra da tutta la mattina. Essendo già crollata dal sonno, ho preso accordi per andarla a prendere dopo la nanna.
Arrivo, la prendo e la coccolo un po’, la porto dalla pediatra che le dice che non ha nulla se non un farcitura di muco e mi dà 10 giorni di antibiotici e il permesso di continuare a portarla all’asilo se non ha la febbre.
Esco e le dico con dolcezza: "Ora minimeo andiamo un po’ a casa a rilassarci insieme, va bene?"
m: "gnà!"
io: "come no? è tutto il giorno che non sei in forma, andiamo a casa, per oggi è meglio che non andiamo al laboratorio di musica! andiamo a giocare un po’ a casa…"
m: "gnà!"
io: "e cosa vuoi fare?"
m: "vojo aabbo’oio muggica!"

siamo andati al laboratorio, poi siamo pure andate a mangiare al pub (perchè se sei incosciente, siilo fino in fondo), e stamattina è bella e splendente come un sole.
w i lunedì! w i laboratori di musica!!

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colpi di scena

… arrivare trafelata e preoccupata alle otto di sera in ospedale dove è stato operato mio fratello ieri stesso e trovarlo fuori dall’ospedale, in piedi, che si fuma una sigaretta.

… arrivare trafelata a casa alle nove di sera e trovare mio marito, in compagnia del geco e del fufancazzista, che racconta alle patafrulle (ancora a tavola!) una specie di superestratto per bambini superpiccoli de "il signore degli anelli". entrando in casa la prima frase che sento è "poi ne ha fatti 9, no, 7 anelli bellissimi e li ha dati ai nani, e invece 9 agli uomini e 3 agli elfi. ma il più bello l’ha tenuto per sè" paperella: "perchè??" minimeo: "acch’io!!". e le patafrulle ad ascoltare a bocca aperta (e infatti non mangiavano), incantate.

… arrivare trafelata nel letto a mezzanotte suonata, chiudere gli occhi e scoprire che sono le 6.30 di mattina (ma dov’è finita la notte???)

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faffarele reloaded

sabato pomeriggio, in macchina, bloccati nel traffico nel tentativo di andare a far la spesa.
p: "mamma, allora vuoi che ti racconti del mio spettacolo?"
m: "uh? ah, quello della scuola? certo!"
p: "allora c’è la mamma anna, il babbo tobi, il figlio tobia e il cane bau. e l’angelo raffalele"
(beh, miglioriamo con ‘sto nome angelico…)
"il babbo si addormenta in giardino, e allora dopo non ci vede più"
(naturale)
"e allora il figlio abbraccia tutti e parte per un viaggio"
(mascalzone!)
"e poi incontra un amico, e va a cercare i soldi insieme"
(come si chiama, lucignolo? quali soldi?)
"poi incontra una ragazza che si chiama sara e vanno avanti insieme"
(ah, questa ce l’ha il nome…)
"però poi i soldi non li prende tobia, li prende l’angelo"
(!!!!!!!!)
"e poi tobia e l’angelo prendono un pesce"
(dove? in banca?)
"e lo mettono negli occhi di tobi"
(deve fare male…)
"aspetta, vieni qui, mamma, guardami: anche tu hai il pesce negli occhi, vero?" esclama improvvisamente afferrandomi la faccia, mettendola a 5 centimetri dalla sua e cercando di guardarmi nel fondo degli occhi.
(eeehhh… come no, lo applico tutte le mattine!)
"e poi tobi ci vede di nuovo e si abbracciano tutti"

perchè l’avranno fatta vedere all’asilo? mi chiedo. immagino ci sia un contenuto educativo…
ecco quindi le possibili MORALI della STORIA, paperella’s version:

  • MAI, dico MAI, addormentarsi in giardino
  • applicare pesce sugli occhi 3 volte al dì, prima dei pasti, aiuta la vista
  • non fidarsi degli sconosciuti, soprattutto se sono angeli
  • andare a pesca con un angelo di solito dà buoni risultati
  • e soprattutto: dove caspita è finito il cane?
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la panacea

lunedì il nonnogiù mi porta al lavoro una paperella in lacrime: ha (pare) male a un orecchio.
mi avvicino: "paperella, hai male?"
"ssssshiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!"
"ma proviamo a bere un bicchier d’acqua. va meglio?"
"un po’"
nel frattempo noto 3 graffi in faccia, e accarezzandola la mia mano si impiglia in un chewingum ficcato a forza nell’interno di un codino. (non vi racconto il delirio serale a toglierla)
"paperella, hai litigato con qualche bimbo alla scuola?"
"no no, mamma"
"e dove ti sei fatta questi graffi?"
"quali graffi?"
"mhm…" (a tutt’oggi è un mistero, come la ciccca nel codino)
guardo un po’ e vedo una striscia rossa anche dentro l’orecchio.
comincio a capire che il mal d’orecchio è meno grave di quanto io non pensi. allora tento la carta jolly:
"senti paperella, allora andiamo a casa, dai"
"a casa?"
"eh, sì, col mare all’orecchio bisogna andare a casa"
"ma proprio subito? non andiamo al mio laboratorio di musica?"
"eh no, col male all’orecchio non possiamo andare a giocare con la musica"
"ah. ma io ho già un po’ meno male!"
"però ancora un pochino ne hai, mi hai detto…"
"sì mamma, ma andiamo al laboratorio di musica. tanto a me, quando canto, vanno via tutte le bue"

che dire? allora canta che ti passa!!

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faffarele

ore 6.30. sveglia.
ore 6.45, bimbe nel lettone a farsi le coccole.
il minimeo riprende il sonno interrotto, sdraiata a faccia in giù sulla panza del babbo.
la paperella, che conosce solo le modalità "acceso-spento" apre gli occhi e QUINDI la bocca.

"mamma, sai, l’altro giorno all’asilo abbiamo visto uno spettacolo"
"ronf… ah sì? ronf…"
"sì, si chiamava "la famiglia". c’era una mamma che si chiamava anna. proprio come te."
"ma dai?… ronf…"
"sì un babbo che si chiamava tobi e un figlio tobia"
"come no? tobi e tobia"
"sì, e anche un cane"
"ah. e come si chiamava"
"bau!"
"ah beh, giusto"
"e poi un angelo."
"c’era un angelo a scuola?"
"sì, nello spettacolo. si chiamava FAFFARELE"
"faffarele? magari raffaele…"
"no no, faffarele. e poi succedevano tante cose, tipo.."
"ronf… ronf… ronf…"
"e poi si abbracciavano, però, un sacco!"
"ah sì? si volevano bene…"

3 ore dopo incontro nella mia scuola la segretaria della materna delle bimbe (che a sua volta ha una figlia nella scuola in cui son segretaria io), e tornandomi in mente qualche sprazzo degli sproloqui mattutini le chiedo: "dì, ma avete davvero fatto vedere uno spettacolo ai bimbi?"
"certo" risponde lei "una drammatizzazione della storia tal dei tali, prima recitata e poi rifatta dietro il telone con le ombre"
"ma la paperella dice che era la storia di tobi e tobia e anna e bau"
mi guarda stranita: "in effetti è così. ma tobi e tobia non li aveva capiti nessuno…"
"e chi è che ha abbracciato chi, che mi son persa un pezzo del racconto dormendo?"
"ah non lo so. si abbracciavano molto tutti, in quella storia"
"e c’era un cane?"
"certo, il cane bau"
"ti prego, dimmi che l’angelo non si chiamava faffarele…"
"faffarele? ma no, era l’arcangelo raffaele!"

… ufff… almeno su questo avevo ragione io, l’onore è salvo!!

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gita a San Luca

domenica, approfittando del bel tempo, siamo andati a fare un pellegrinaggio a San Luca insieme a tante famiglie di Famiglie per l’Accoglienza.
il minimeo si è infilato nello zaino del babbo e al terzo gradino dormiva sonoramente.
la paperella ha camminato senza colpo ferire tutta la strada: non solo! aveva anche fiato per chiacchierare e, ovviamente, domandare. tanto che un amico che non l’aveva mai visto mi ha commentato: "ma quanti anni ha quella… quella… non direi bambina, qulla specie di concentrato di mercurio formato bambina?"
ovviamente il minimeo si è risvegliato a Messa, con una tigna ululante che siamo riusciti a placare solo al pranzo al sacco successivo. dopodichè, è tornata ad essere la terribile e pericolosissimo incrocio tra un coccodrillo feroce, una poiana urlante e una dolcissima bimbetta bionda con le fossette e gli occhi profondi che miete vittime tra grandi e piccini.
nel frattempo la paperella, avendo ritrovato un paio di amiche conosciute all’asilo o in casa nostra, si è data daffare per farsi conoscere da tutti, declamando canzoni, rincorrendosi sotto i tavoli, pitturando tutto ciò che trovava a tiro e sballonzolando i suoi codini avanti e indietro per la sala.
solo durante la Messa, interecettando un paio di frasi, si è improvvisamente bloccata:
"mamma, perchè hai cantato: "prendi pure la mia vita? a chi è che la vuoi dare? a noi ci serve!"
…e dopo poco, al Salmo:
"mamma, perchè stiamo dicendo che poi vivremo tutti per sempre nella sua casa? dove andiamo? e poi come facciamo a starci tutti? non stiamo a casa nostra?"

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dal dottore

andare dalla dottoressa è sempre istruttivo…
ieri (per la prima volta) sono andata io a recuperare entrambe le patafrulle alla scuola materna: inserimento finito con il massimo successo!
per festeggiare (!) la cosa sono andata dalla pediatra per far dare un’occhiata al minimeo, che da 20 giorni tossisce come una vecchia fumatrice accanita e ci fa passare delle notti deliranti.

lo show è iniziato nell’anticamera dell’ambulatorio, dove, essendo io incredibilmente arrivata mezz’ora in anticipo, la paperella ha iniziato a esprimersi al meglio. davanti a una platea di parecchi bimbi ammalati con gli occhi spalancati, la paperella ha cantato a squarciagola il suo repertorio di canzoncine della materna, accompagnandole ovviamente dai relativi gesti. Il minimeo, seguendola passo passo, imitava i gesti della sorella con 5 secondi di ritardo e blaterava sillabe che riusciva a carpire in qua e in là nelle canzoni.

quando la dottoressa è uscita dalla sua porta (al nostro turno) dicendo: "finalmente tocca a voi, patafrulle. mi spiace bimbi ma lo spettacolo è finito", la paperella ha:

  •  tentato di fingere un mal di pancia improvviso per farsi visitare al posto della sorella
  • chiesto di giocare con l’omino di legno che la scorsa volta (3 mesi fa) era sulla scrivania della dottoressa: "dottoressa dov’è il tuo omino?" "mi spiace paperella ma è caduto dietro la scrivania e si è incastrato" "ma dove?" "qui dietro, vedi, non ci si arriva. dovrei spostare tutta la scrivania ma con tutte le cose che ci stanno sopra è un po’ difficile, bisogna avere tanto tempo" "ma non posso spostarla io, la scrivatua?" "la mia… eh eh eh…. scrivaNIA paperella, non scrivaMIA!" "ah…" "paperella, la scrivania è un tavolo, è questo vedi?"

in compenso il minimeo:

  • alla domanda: "ma questa piccolina ha cominciato a dire qualche parolina?" "sì, magari non pronuncia bene, ma sì" "tipo mamma e papà o anche altro?" la piccolina ha afferrato da una cesta dei giochi un cavallo, l’ha portato e sbattuto sul tavolo della dottoressa e ha dichiarato: "cauallo. ecco qua!" "beh, direi che questa risposta toglie ogni dubbio…"
  • si è lasciata per la prima volta visitare senza urla facendosi convincere che era "come barbapapà nel libro, che va dal dottore che lo ascolta tutto (ma non gli fa mica male!!) e scopre che gli manca una barbamamma… scopriamo cosa manca a te, invece"! (risposta: una sana dose di abtinfiammatorio…)
  • si è fatta coccolare dai complimenti della dottoressa, ricambiando con il suo invincibile sorriso a fossette: "ma questa bimba è sbocciata come un tulipano! che le è successo? ha anche preso peso!! (e te credo, con quel che magna da 2 mesi a ‘sta parte!) e altezz… ecco no, altezza non tanto, ma siamo quasi all’altezza di 1 anno! quanto ha lei, adesso?" "19 mesi…" "beh, ecco, sei un bel tappino fiorito sai?"
  • è uscita mano nella mano con sua sorella, commovendo gli astanti e salutando dottoresa e pubblico con un allegro "ciao ciao!!"
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