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chicche from venice

ieri tutta la follefamiglia tranne il minimeo, restato a bearsi al mare coi nonnigiù, è andata in gita a venezia.
la paperella, ancora inebriata dalla figliunicità, è stata un angelo, cioè, un angelocozza: a patto di poter stare a contatto fisico con me, non ha fatto nessuna forma di capriccio.
abbiamo girato senza passeggino, camminando come matti, e non è MAI venuta in braccio.
ci siamo fatti oltre 3 ore di viaggi in macchina, senza libri o giochi o sue canzoni; non ha chiuso occhio e ha allegramente chiacchierato tutto il tempo.
abbiamo mangiato quasi alle 14.00 spaghetti al nero di seppia, senza seggiolone o rialzo, non si è spazientita per la fame ed è stata tranquillamente seduta a tavola, arrotolando gli spaghetti e cospargendosi di inchiostro viso e mani (senza nemmeno tovagliolo, audite audite!).

in compenso…

  • ha adescato il cameriere sudamericano che ci ha servito, e quando è andata a cercarlo per dargli un bacio di saluto se ne è tornata dalla cucina con un tartufo bianco in mano
  • 2 ore dopo è entrata da sola in una gelateria, mentre il babbo stava aspettando noi lì fuori, ed ha ordinato "una coppa di plastica di quelle piccoline, tutta panna, grascie". e se l’è pappata, prima che il babbo potesse intervenire, collezionando così il secondo gelato (alla panna) in due ore.
  • ha attaccato bottone con TUTTI: tutti i diversi tavoli dei ristorante (esempi di dialogo: "tu chi sei?" "io mi chiamo paola, e tu?" "chiara" "da dove vieni?" "da bologna, stiamo in una casa grande con tanti tanti libri" !!!)
  • usciti dal ristorante, ha chiesto a TUTTI quelli che abbiamo incontrato se avessero un cucchiaino, visto che il sedotto cameriere le aveva sì regalato il tartufone alla panna, ma non il cucchiaino con cui mangiarlo. Tutti significa: i due innamorati che si baciavano su uno dei romantici ponticelli, i turisti indo-cino-giappo-franco-anglo-tedeschi che percorrevano i nostri stessi vicoli, i negozianti affacciati all’uscio che si fumavano una sigaretta, i semibarboni accampati nei microgiardinetti, il cameriere che ripuliva i tavolini del bar lungo la strada… alla fine il geco, estenuato, si è rifugiato in una gelateria e ne è uscito trionfante brandendo una palettina di plastica
  • quando dico che ha attaccato bottone con tutti intendo che mentre ci riposavamo un momento seduti sui gradini di un ponticello molto romantico, è passata una coppia di ragazzi (a parer mio mai visti) che ci hanno salutati allegramente al grido di "ciao paperella!" (e chi cacchio sei? e quando ti ha intomellato mia figlia?)
  • ha rincorso i piccioni di piazza san marco, muovendo al contempo le braccia in stile ballo del qua qua
  • ha rifiutato categoricamente di fare foto con i turisti che ce la chiedevano in prestito (!!!), abbrancandosi a me come se temesse di essere rapita da perfidi malfattori
  • ha saltellato per tutto il traghetto ululando "stiamo navigando, evviva! siamo navigantori!", mietendo successi anche tra li estasiati veneziani di passaggio.

… questo e molto, molto altro, dalla prima gita "da grande" della paperella. a presto, le foto del viandante!

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la prima volta…

intanto che il minimeo è a rimini con i nonni, nella speranza che qualche giorno di sole e mare le rimetta in pace il cuore e l’apprato respiratorio, noi ci diamo alla pazza gioia con la paperella, ormai abbastanza grande da poter uscire con noi alla sera.

ieri sera, dopo aver tentato inutilmente di andare insieme al geco all’affollatissima apertura del giardino estivo del nostro pub preferito, abbiamo ripiegato andandoci a mangiare una crescentina alla festa dell’unità di quartiere, giusto per non deludere la paperella e le nostre supercamerunensi (ma rimanendo in un posto moooolto economico ed all’aperto).

la paperella era bellissima nel suo vestitino estivo, le sue guanciotte rosse per il sole di questi giorni , i suoi ricciolini biondi e un gigantesco palloncino arancione tra le braccia. accorgendosi del successo che riscuoteva tra tutti i presenti, ha dato il meglio di sè: correva, rideva, chiacchierava a nastro, attaccava bottone con tutti (la gente in fila, i cassieri: "sciao! ce l’hai il succo di pera?" "no, mi spiace bella bimba" "ma come no? io lo vojo. pecchè non ce l’hai?", le persone ai tavoli, gli standisti dell’avis e/o del pd…), non faceva nemmeno capricci, tutta presa com’era da questo momento di gloria e di figliunicità.

il babbo si occupava, ciclicamente, di recuperare allo stand gastronomico le varie ondate di crescentine ordinate.
in un momento di sua assenza dal tavolo a un tratto la paperella, mentre addentava con entusiasmo la sua crescentina al formaggio, si è interrotta e ha dichiarato:
"io sono una ‘pposa".
io: "una che?"
p: "una ‘posa, mamma, una ‘posa bella"
geco: "ah, una sposa?"
io "uh? e dove l’hai sentita?"
p: "sì sì, una ‘posa"
geco: "e chi sposi, scusa?"
p, sfoderando il suo sorriso più smagliante e i suoi occhi più brillanti: "TE, geco!"

la prima dichiarazione di matrimonio della paperella ha provocato negli astanti sentimenti variegati:
io mi sono strozzata, poi, commossa, poi affogata nelle risate.
le nostre amiche del camerun ed il resto del pubblico sono passate direttamente alla fase dello sganasciamento.
il promesso geco, dopo un momento di occhi lucidi (ammettilo, su!), ha commentato: "ohi ohi, se lo sa il tuo babbo, mi mena…."

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sniff sniff. alias, la festa di fine asilo della paperella.

a te, due ananas e poco più, che alla recita dei genitori per la fine asile ti guardavi intorno spaurita e disperata, perchè non mi riconoscevi dentro qual grande albero tutto fiorito. e quando finalmente mi hai visto sei saltata in piedi e hai cominciato a sbracciarti e a urlare con qualle vocina più penetrante di qualsiasi suono abbia mai sentio "ciao mamma! ciao! sono qui, mamma, ciao!"

a te, che diventi rossa nelle guance appena vedi il sole, che hai le gambe perennemente sbucciate e piene di lividi come me alla tua età, che anche quando inciampi e ti graffi piangi poco poco, e chiedi un bacio per fare passare subito la bua. e quando l’hai avuto ti illumini tutta e dici "ecco è passato tutto, mamma. vi’tto? ci voleva un bacino per il mio malino"

a te, che ridi sempre, e i tuoi capricci sono nuvoloni neri che passano veloci davanti al sole del tuo sorriso. a te che quando ti sgrido abbassi la testa e scuoti i ricciolini, e poi mi dici "ba bene, mamma. scusa. mi perdoni? non lo faccio più, ba bene?" e io sfido chiunque a non commuoversi.

a te che alla festa dell’asilo, unica del tuo anno, sei corsa tutta da sola a prendere la corono d’alloro e il diploma di fine nido. e che, sempre unica, te li sei tenuti stretti stretti per tutta la festa: mangiando, bevendo, ballando. perchè erano i tuoi premi, che dicono che sei stata brava, e te li sei sudati!

a te, che sei competitiva di natura, perchè nessuno te lo ha mai insegnato. e che, certo, dovremo proprio correggerti su questo. ma vederti puntare un obiettivo, e non mollarlo più, è uno spettacolo da fine del mondo.

a te: lo ammetto, sei proprio diventata una paperella grande!

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c’ho le prove

la settimana scorsa, un pomeriggio in cui ero stranamente sola col minimeo ho rifatto l’ennesimo tentativo:
io: "minimeo, vedi questa? è l’acqua: ac-qua"
m: "arrrrghhhh. eh eh. aaagua!"
io: "gulp! brava! e questo qui è un al-be-ro. prova a dirlo."
m: "ahhbio"
io: "urca! benissimo! ancora: quello è un cane: fa bau bau"
m: "aaane. au! au!"
io: "evviva! fantastico! quello lì piccolino rosso è un gatto: fa miao miao"
m: "maaa! maaa!"

qualche ora più tardi rientra a casa il babbo.
io: "guarda babbo, guarda! minimeo, facciamo vedere cos’hai imparato oggi: cos’è questa? ac-qua!"
m: "aaaa…rggggh!"
io: "ma no, dai! ac-qua!"
m: "mhm… bdua!"
io: "eh? riproviamo così: come fa il cane?"
m: "gggghhhh! duddua!"
io: "…."

da allora, più nessun successo.
l’avevo sempre sospettato, ma ora c’ho le prove. ‘sta bambina non parla perchè non sa fare, ma perchè non gliene può fregar di meno.
bacarozza.

[nel frattempo, dalla scorsa settimana una nuova parola ci attanaglia, pronunciata dal mini-pterodattilo a ogni ora del giorno e della notte: bdua! (altrimenti detto:duddùa!). si accettano idee sull’annesso significato.]

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l’erba vojo

la paperella è stata 2 giorni al mare con i nonnigiù.
accompagna la nonna nel negozio di pasta fresca (perchè i nonnigiù mica si trattano male) a fare la spesa.

p: "nonna, vojo quelli, da mangiare!" indicando gli gnocchi freschi.
n: "no, quelli li prendo per domani sera per me e per il nonno. per oggi prendiamo i tortelli."
p (che è di nuovo in piena fase di opposizione): "nnnnnooooooooo!!!!!!!! vojo quelli, vojo queeeelliiiii!"
n: "ti ho detto di no. e poi com’è che adesso dici solo ‘voglio, voglio’? quando eri più piccola eri più brava, e chiedevi sempre per favore."
p: "ho capito nonna" (abbassa il capino contrita).

momento di silenzio. la gente nel negozio, che ha capito come tira l’aria, si ferma in attesa del seguito.

p: "nonna?"
n: "sì, paperella?"
p: "nonna, per favore, mi compri quello che vojo io?!?"

pubblico entusiasta: "eh, signora, tecnicamente le ha chiesto per favore..."

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autostima plusss

domenica mattina. sono al piano di sopra che cambio i letti di tutta la famiglia.
all’improvviso risuona un grido concitato:
p: "mamma, mamma, corri orri, vieni a vede’e!!"
(argh, oddio, cosa succede? il minimeo s’è tuffato di testa dal muretto? la paperella ha dato fuoco al giardino? i vicini ci hanno mosso guerra per invaderci? la maman ha invitato tutto il condominio a una festa camerunense in salotto? il riccio è tornato con tutta la famiglia e si è stanziato nel bagno?) mi precipito giù per le scale a rotta di collo.
la paperella, tutta eccitata, mi trascina fuori (oddio, è in giardino), poi nell’aia condominiale (uh? beh, almeno divideremo la spesa del danno. beh, lì c’è il minimeo che fa le boccacce al cane dei vicini, evidentemente è illeso), poi procede oltre sempre tirandomi per la mano e si infila nel giardino di altri vicini, due persone di una certa età che abbiamo tutti ribattezzato, affettuosamente, "i nonnini" (oddio, no, in casa loro no, cosa avrà combinato…).
mentre entro e mi preparo il discorso per scusarmi di qualsiasi improbabile malestro combinato dalla fanciulla (salve, come state? eh, anche noi bene. bel tempo oggi, eh? scusate, eh, ma le bimbe con questo sole scappano fuori a giocare...d’altronde come si fa a tenerle in casa, alla loro età hanno bisogno anche di sfogarsi!), la paperella mette le mani sui fianchi e dichiara con enfasi:
p: "voi dite che io sono bella, eh?"
(gulp, devo insegnarle la modestia, a questa figlia)
nonnini: "ma certo, sei proprio una bella, bella bambina!"
p: "eh, ma voi avete visto quanto è bellissima la mia mamma??"

… ogni mamma soja è bella a o’scarrafone… ma è sempre bello, cosa volete che vi dica?

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10 perchè non sono brava

come accennavo, a casa nostra fino ad agosto ci sarà nina, una ragazza del camerun, con suo figlio di 20 giorni e la sua mamma, arrivata la settimana scorsa per aiutarla, intanto che lei studia per non perdere la borsa di studio con cui è in italia.
la prima reazione delle persone cui lo raccontiamo è: "ma che bravi! ma che roba! che generosità! e le bimbe, come l’hanno presa?" e invece non hanno capito niente, perchè in questa faccenda quelli che ci guadagnano davvero siamo noi. e noi li ospitiamo proprio per questo, perchè ci conviene, non perchè siamo bravi!! ed ecco perchè:

  1. perchè tirano fuori il meglio di me. magari quando arrivo a casa, dopo il turbinio sveglia-lava-prepara-nutri le bimbe-portale all’asilo-lavora lavora lavora- prendi le bimbe-fai la spesa-fai i tuoi 1000 giri… ecco, di solito mi lascio un po’ andare, no? mollo il colpo, perdo la tensione. e invece, avere loro a casa fa sì che quando arrivo riprendo la carica, racconto, sono positiva e attiva, sorridente, perchè ci tengo a far presente a loro ma a me soprattutto che c’è un gusto nella vita, e che il punto non sono i problemi, le circostanze che affronti. e questo mi cambia la giornata, cambia il gusto con cui vado a letto la sera.
  2. perchè arrivare a casa per pranzo e trovare la maman (la nonna, per capirci, che funge da capofamiglia per loro) che mi aspetta, col suo vestitone colorato, all’ombra di un albero vicino al cancello di ingresso, allarga il cuore. come dice un amico in una canzone, "è bella la stada che porta a casa, e dove ti aspettano già". (claudio chieffo)
  3. perchè è divertente la sera stare intorno un tavolo a mangiare tagliatelle al ragù per primo, pollo alla salsa di arachidi (e non so che altro) e termiti calde per contorno.
  4. perchè ho imparato più parole in francese nell’ultima settimana, tentando di comunicare con la maman, che in tutto il resto della mia vita. e lei di italiano. per fortuna almeno nina parla italiano. poi improvvisamente ieri sera abbiamo scoperto che la maman parla inglese (eureka!!), e adesso le nostre cene sono un patois (eh???) italo-anglo-francese, senza soluzione di continuità. e sto finalmente rispolverando quotidianamente il mio arrugginitissimo inglese.
  5. perchè la paperella ha fatto il suo primo disegno: non scarabocchio, ma disegno intenzionale. nel foglio ha disegnato il sole alto nel cielo, e da un lato un bimbo piccolo piccolo sdraiato. con la testa, gli occhi e la bocca al posto giusto, le braccia e le gambe (senza collo e pancia, ma vabbè, è la prima volta!). e poi mi ha detto: "vedi mamma? questo è il bimbo di nina. è piccolo piccolo, per questo dorme anche se c’è il sole in cielo, di giorno: lui dorme tanto perchè deve crescere!"
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elezioni: una cosa buona c’è

in mezzo alla stuferìa che mi generano queste elezioni, è successa una cosa bella: ho ritrovato un’amica.
un’amica che non vedevo da liceo, e che ho riscoperto molto più bella e più grande, e più amica di quanto lo fossimo a quei tempi.
un’amica, avete presente? una che mi manda i sms e viene a cena da me, e l’anno prossimo mandiamo i figli a scuola insieme (evviva!). e che quando le racconto dei miei casini (il nido che chiude, l’autobus che non passa, il centro sociale che vogliono aprire dietro casa), mi ascolta, e si interessa, e mi manda le email per suggerirmi come muovermi. cioè, CI CREDE.
e insomma, adesso questa amica si candida in consiglio comunale a bologna. e io la voto. e chi mi conosce sa che a me non me n’è mai fregato davvero niente dei partiti e della politica. ma della vale mi frega, perchè la vale è una mia amica. e allora la voto, e anche se un po’ mi imbarazzo, lo scrivo pubblicamente, sperando che magari la votino anche altri. anche se è in un partito in cui non credo, ma che ha sicuramente il pregio di averle dato una possibilità di candidarsi.
si chiama valentina castaldini, ed è candidata nelle liste di bernardini (sostenuto da pdl – lega).

riporto le parole con cui un altro mio grande amico spiegava ad alcuni i motivi per cui la vota. uso le sue parole perchè son proprio quelle che avrei voluto scrivere io, ma lui ha fatto prima (ed è più bravo!). grazie a gianni, e grazie alla vale!

PERCHE’ VOTO CASTALDINI? PRIMO… – Non voto Valentina (Castaldini) per i suoi discorsi (è ancora giovane), non voto Vale perché è una bella ragazza (e comunque è pure bella), ma perché impara, sta imparando, vuole imparare. Molti sanno, pontificano, suggestionano, analizzano, indirizzano. Vale sa già cose della vita e della politica, ma continua a voler imparare, anche gli ideali nei quali crede. Si confronta, chiede, ascolta. E’ una rarità. Questa è ragionevolezza, cercare tutti i fattori in gioco, assieme ad altri. Quando smetterà di voler imparare (non da me, ma da una storia, da tanti amici, da tante opere) non la sosterrò più. Anche io, che so già molto, non so ancora niente e voglio imparare. Lo spero anche in voi.
 
PERCHE’ VOTO CASTALDINI? SECONDO…- Voto Vale perché ha un cuore e ce l’ha il cuore al posto giusto. Non perché è un Formigoni o un Lupi in erba, ma perché gli ideali per lei fanno ancora un po’ di differenza (è una rarità anche questa), il suo cuore batte per qualcosa che non è lei stessa, ma per qualcosa che è più grande e che ci ha affascinati e presi in tanti (anche a Bologna). Possiamo parlare a lungo di questo e di cosa possa far battere un cuore anche in politica, senza tradirlo…
 
PERCHE’ VOTO CASTALDINI? TERZO…- Voto Vale perché è agganciata alla realtà, perché è mamma, lavoratrice, moglie, ha studiato, ha fatto già la consigliere comunale sudando, fa la spesa (anche suo marito), non è ricca. Chi è agganciato alla realtà, farà più fatica a cadere nell’ovvio, nelle chiacchiere, nell’astrattezza, è potenzialmente più vicino a noi tutti, non penserà solo al suo ego, ha antidoti alla demagogia e se ha un lavoro sarà anche più libero nelle battaglie della dura e bastarda politica. E se ha un po’ di bagaglio politico, come lei, è meglio perché la politica è dura e bastarda.
 
PERCHE’ VOTO CASTALDINI? QUARTO…-  In squadra è meglio: siccome la politica è dura e bastarda, è meglio non essere soli. Voto Vale non perché è un Formigoni o un Lupi in erba, ma perchè è con Lupi e Formigoni, Vignali e molti altri. Signfica che puà imparare, che ha orizzonti meno angusti, che ha qualcosa di molto serio e concreto da cui attingere, che impara o confronta giudizi, che potrà fare tante battaglie importanti assieme, crescendo come tanti sono cresciuti assieme in questa dura ma esaltante avventura. La squadra è una chanche per tutti, chi è in bella squadra non ne è geloso, invita tutti.

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la bellezza salverà il mondo

mi commuove, nella paperella’s vision, l’equivalenza:

BELLEZZA = BONTA’

esempio.
la paperella è il minimeo sono stati, per la prima volta, 2 giorni sole solette dai nonnisù.
incredibilmente se la sono cavata tutti con qualche amaccatura, molta stanchezza da parte dei nonni, e un raffreddamento generale delle figlie (non colpa dei nonni, sia chiaro, ma dell’irrefrenabilità delle fanciulle!!). il nonno, al telefono, ci racconta questo episodio.
piazza del paese di nonniciatico, appennino bolognese.
improvvisamente la paperella, rivolta a signora casualmente di passaggio, l’apostrofa: "ohi! io sono bella!"
signora, colta alla sprovvista: "sì che sei bella! nonni, ma che bella bambina, e anche l’altra, ma che bellezza…" etc. etc. etc. il dialogo prosegue con le varie dinamiche di complimenti ed elogi alle pargole e ai loro nonni che possono caratterizzare l’arrivo improvviso di un ciclone quasi 3enne che parla come una radio accesa in una tranquilla cittadina montana.
al termine di ciò, la signora prende congedo e fa per allontanarsi.
la paperella immediatamente salta in piedi e segue la signora.
nonno: "paperella, ma dove vai?"
paperella: "con la signora, nonno, che mi dà un cioccolatino perchè sono bella!" (nda: mai parlato di cioccolatini, nella conversazione!).

… ora, a prescindere dal fatto che devo spiegare a mia figlia che non deve accettare cioccolatini o caramelle (mai offerti!) da signore sconosciute con lingue melliflue, è evidente che per la paperella "essere bella" ed "essere buona" (e quindi meritare un cioccolatino, anche sottointeso) coincidono.
anche a casa, ogni tanto, la fanciulla mi guarda e riafferma: "mamma, io sono bella. vero?". e ovviamente, io giù coi complimenti.

però, voglio dire, è un’equivalenza meravigliosa, no?
la bellezza, l’amore anche ai particolari… sono davvero lo splendore della verità.
mi viene in mente quando io apparecchio la tavola, e ci tengo che i piatti siano messi in un certo ordine, e i bicchieri anche, e i tovaglioli pigati così e cosà, e la tovaglia sempre in tavola… non perchè io sia una maniaca dell’ordine, davvero. ma perchè la cura che la tavola (o la libreria, o la scrivania, o la camera da letto) sia ordinata e bella, è una cosa che mi importa perchè la sua bellezza è un segno del mio amore che c’è dietro. del mio amore a prepararla, e del mio amore per chi ci si siederà a mangiare, o a dormire, o a studiare, o a giocare.

come quando il viandante mi prepara la pasta al salmone, che adoro, e me la porta in tavola con una fettina di salmone  avvoltolata in cima a mo’ di fiore… non è per un’esibizione di bravura o arte. è perchè mi vuole bene, e vuole che sia bella. perchè la bellezza è lo splendore della bontà, cioè il primo segnale della bontà, e della giustizia, e della verità delle cose.

la paperella ci guarda, guarda la mia tavola, guarda come riordiniamo la sua camera e rifacciamo il suo letto, guarda come il viandante serve in tavola la cena, e capisce: se è bella, è anche buona.
e io sono convinta: la bellezza (anche della mia paperella) salverà il mondo.

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invasioni straniere notturne

è notte. come al solito, prima di andare a letto passo con il viandante a dare un bacio alle bimbe che dormono, a scastrarle da posizioni improbabili che hanno già assunto nel sonno, a cercare di convincerle a dormire sotto le coperte e non sopra.

il minimeo è insolitamente in una posizione quasi normale. ruotato a 90° rispetto al letto, con la testa premuta contro le sbarre, a pancia in su, col dudo serrato tra le manine stretto stretto. ovviamente sopra ogni forma di lenzuolo o coperta. ci si è anche addormentata, in questa posizione. si vede che il temibile raffreddore che ha la tiene ferma nella posizione in cui respira meglio. le do un bacino in fronte, lascio che il babbo si occupi di  riallinearla all’asse del letto e ricoprirla e veleggio verso la paperella.

la paperella ha avuto sogni più complicati. la coperta giace rannicchiata in fondo al letto e lei dorme in una posizione fetale rannicchiatissima, faccia in giù e sederino all’aria, così stretta su sè stessa che sta tutta sul cuscino (sì, ovviamente anche lei è girata a 90° rispetto al letto), testa e piedini inclusi. sghignazzo, mi avvicino, la sollevo e la rimetto in un posizione più centrata nel letto. poi le do il bacino della buona notte, le tiro su le coperte e mentre mi appresto a lasciare il posto al babbo l’angelico fagotto mugugna: "gngngù".
avrà parlato nel sonno? provo a sussurrare: "cosa, paperella?"
e la fanciulla, alzando la voce e scandendo bene, ripete "camerùn!"
io e il viandante ci guardiamo in faccia e poi, incuranti i non dico 2, ma dico 3 bambini mignon che ronfano, scoppiamo a ridere in mezzo alla notte.

… ebbene sì, è arrivato il piccolo franck-rafael, 20 giorni, con la sua mamma e la sua nonna in diretta dal camerùn. resteranno con noi almeno fino a fine luglio, intanto che la sua mamma dà un po’ di esami per mantenere la borsa di studio con cui è in italia…
sono arrivate, con grande gioia di tutta la famiglia, e la loro presenza è un avventura che ti sconvolge il quotidiano, e ti fa ridere e sudare e correre e parlare e sognare e incantarsi ad ascoltare, tutto il giorno e anche, a quanto pare, tutta la notte!!

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