Archive for » febbraio, 2011 «

1 anno fa

suppergiù a quest’ora, spuntava nel mondo un minimeo in più.
come avremmo fatto senza? non me lo immagino proprio, dopo un anno così.
auguri dolce, impestato, misterioso, ululante, esplosivo minimeo.
benvenuto, oggi come un anno fa, come per sempre, nella nostra scombiccherata famiglia.

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strawberry fields forever

"mamma cosa fai?"
"sta cambiando le lenzuola del lettone mio e del babbo"
"cambi il letto?"
"sì, cioè no, non il letto, solo le lenzuola. tra qualche giorno cambio anche le tue"
"il mio letto giallo di barbapapà"
"esatto. le metto da lavare e te ne metto di rosse con le fragole."
"come le tue?"
"no, nel mio ci sono le arance arancioni, nel tuo le fragole rosse"
"vanno bene le fragoline, mamma, però quando cambi il letto me ne metti uno grande anche a me"
"paperella, tu dormi già nel letto grande. è solo che questo è da 2 persone, e il tuo è per 1"
"ma io ne voglio uno per 2, così ci dormiamo insieme io e la mia sorella. con tante fragoline rosse intorno. va bene, mamma?"

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e qui comando io!

cena.
paperella, all’improvviso, contemplando concentrata una forchettata di stelline con burro e formaggio: "in questa casa decido io, qui, le cose"
"no guarda, paperella, in questa casa comanda il babbo"
"ah. bene! e io, però,  dove decido?"
"deciderai quando sarai grande"
"ah. grande come voi? grande così?" mani protese una spanna sopra la testa.
"sì"
"ah. va bene mamma. ora mangio."
"…"

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magnanimità

"buonanotte minimeo, buonanotte paperella. vi voglio bene. ciao. click" porta che si chiude.
"mammaaaaa!!! mammaaaa"
"click. dimmi paperella, cosa c’è? è ora di dormire"
"mamma, ho la bua"
"e dove?"
"qui nel sederino"
"nel sederino?!"
"sì, mamma mi sa che devo fare la cacca"
"ma siamo appena state in bagno e hai detto di no!! vabbè, dai, alzati che ci torniamo"
bagno. cacca. favola.
"buonanotte paperella, infilati nel letto e fai piano che il minimeo dorme"
"mamma posso parlare un po’? piano, così non la sveglio"
"ma che parlare? no, devi dormire. buonanotte"
"mamma, parlo piano, con il coniglietto"
"no, anche il tuo coniglietto deve dormire"
"va bene. mamma posso darti un’abbracciatona?"
"sì, ecco, però adesso devo andare via e tu devi dormire"
"aspetta mamma, aspetta, voglio darti anche un bacione"
"mhm. vabbè. che bel bacione! grazie, paperella, ecco, smack, te ne do uno anche io. adesso buonanotte"
"no aspetta, mamma. posso…? aspetta mamma, ma tu hai mangiato?"
"in effetti ancora no."
"e perchè?"
"perchè ho dato da mangiare a te e al minimeo, che ancora non sa mangiare da sola. adesso vi ho messe a nanna e vado giù a occuparmi della cena mia e del babbo."
"mamma, allora tu vai, vai pure a mangiare. qui ci penso io a fare la nanna. buona notte mamma, vai!"
"…"

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ci vuole un babbo

per tante cose, canta la paperella, ci vuole un fiore.
ma per tante, tante altre ci vuole proprio un babbo.

ci vuole un babbo per togliere il ciuccio così, senza colpo ferire, a una paperella che – se lo perdeva nel sonno – si svegliava piangendo. et voilà: è in lavanderia, dice il babbo. e la paperella non lo usa più.
ci vuole un babbo per le eterne indecisioni, insicurezze e scelte tormentate. un babbo che dica "basta", e faccia un passo in avanti. un babbo da seguire.
ci vuole un babbo per i giochi, per le matte risate, per le formichine e per le ondate di solletico. un babbo da gioire.
ci vuole un babbo per le capriole riuscite e per le capriole mancate, finite a gambe all’aria contro un pezzo di muro (il senso della misura non è nelle nostre corde). un babbo per provare.
ci vuole un babbo per la sicurezza, per sapere che si è giusti, si è adatti, si è esattamente quello che si dovrebbe essere. un babbo per essere certi.
ci vuole un babbo per i passi avanti, per il rischio, per sapere che il mondo là fuori è proprio fatto per te. un babbo per rilanciarti.
ci vuole un babbo con una santa pazienza grande così, per tutte le volte in cui gli altri non ce l’hanno. un babbo per accoglierti.
ci vuole un babbo con due spalle larghe così, per portare tutti i pesi che schiaccerebbero chi gli sta intorno. un babbo per proteggerti.
ci vuole un babbo con un cuore grande così, perchè deve esserci spazio, e in abbondanza, per tutti quelli che incontra. un babbo per amarti.
ci vuole un babbo con due mani così, per costruire un luogo dove si possa vivere, e per abbracciare chi ha bisogno di conforto. un babbo per insegnarti a costruire.
ci vuole un babbo con due piedi così, per mandarti avanti anche a calci quando non funziona nessun altro metodo. un babbo per correggerti.
ci vuole un babbo con due occhi così, perchè lì dentro devono starci tutti coloro di cui si sente padre, e soprattutto deve starci, in fondo in fondo all’orizzonte, il loro cammino. un babbo per guardarti. per guardare Te.

ci vuole un babbo, un babbo per ognuno, come è il babbo delle mie bimbe.
e, devo dirlo, un babbo com’è il mio babbo.

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parole adeguate

riporto un pezzo tratto da clandestinozoom, con cui collaboro (iscrivetevi, gente, iscrivetevi!).
mi sembrano le uniche parole adeguate che ho sentito in merito. leggetelo fino in fondo, e poi mi direte.

L’incuria e la riparazione

I quattro bambini rom uccisi dall’incendio sono stati uccisi dall’incuria dei genitori, che li hanno lasciati soli in casa. Dalla loro cultura e inettitudine al lavoro. Dal fato. Dalla incuria politica. Dalla demagogia. Dalla solitudine. Da un sacco di cose. Tutte quelle che ci sono volute per un massacro di innocenti. Tutte le forze oscure e pigre e violente che ci vogliono per far morire quattro innocenti così. Tutte le forze buie e banali. Tutta l’ingiustizia degli uomini.
E ora ci vuole tutta la giustizia di Dio.
Per togliere la loro vita dal breve bruciore del fuoco e portarla nel chiaro dei suoi cieli, ovunque essi siano, in una terra di baracche di pane e biscotto, con dei genitori attenti, un cielo di campi puliti, di quel che è stato loro negato. Ci vuole una giustizia enorme, una riparazione esagerata. Un compenso fenomenale. Una cosa che nessuno di noi può lontanamente immaginare. Ci vuole una casa fatta da Dio per riparare all’ingiustizia delle baracche degli uomini. Per i bambini.
Ci vuole che Dio faccia l’idraulico, il lattoniere, il piastrellista. Che monti dei lettini nuovi. Che proprio lui, Dio in persona, con le sue mani di sogno vernici le porte, le pareti. Che metta la sua pazienza infinita a piallare le assi per il tavolo. Ci vuole la riparazione, ci vuole un Dio carpentiere, imbianchino. Per la casa nuova ed eterna dei quattro piccoli. E lui sulla porta che dica come se niente fosse: ecco, per voi. La vostra casa. I vostri genitori tra non molto arriveranno.
dr

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7 chili alla volta

un puntino.
un briciolino.
un gattino di mistero, ecco.

7 chili (un gattino!) di mistero incomprensibile, atterrato nella mia vita.
per farmi impazzire, per farmi innamorare, per farmi ululare.
per sbeffeggiarmi, per insegnarmi.

sì, soprattutto per insegnarmi, a suon di testate contro il muro, che niente, nemmeno un gattino barcollante, con i suoi occhioni, e le sue fossette, e la sua inconcepibile testardaggine, niente è in mano mia.
affascinante, se volete, magnetica sfida. magnetica realtà che mi sfida.

ma maledettamente difficile.
e stancante. perché lei è lì, con tutta la sua carica di mistero insopportabile, tutti i giorni.
tutti i giorni, anche quelli in cui sei stanca, in cui sei stordita, in cui sei preoccupata per altro, in cui hai litigato col marito, in cui vorresti dimenticarti, per un po’, del mistero della vita.
in cui ti verrebbe da dire: ok, gioco questa partita da un anno, ora facciamo un break che riprendo fiato? in cui vorresti non pensare, solo vivere. in cui vorresti non farti domande ma lasciarti un po’ trasportare.
in cui dici ok la tensione, ok il desiderio, ok la vertigine, ok l’infinito nella mia vita. soltanto, per favore, un po’ per volta. a intermittenza, ok?

e invece non si fanno compromessi, col mistero.
non arriva 7 chili alla volta.
il mio mistero personale arriva, pian pianino, barcollando sotto il peso dei suoi 7 chili, con i suoi occhioni, le sue fossette e la sua testa maledettamente dura, e si siede lì.
sul mio cuore.
e li ristà.

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stellina della nanna

paperella:"buona nanna a tutti! io vado a nanna con la mia mamma"
tutti i presenti: "buona nanna, paperella!"
p: "buona nanna babbo, buona nanna mappi, buona nanna zio ale!"
mamma: "dai, andiamo, e prima della nanna facciamo la pipì"
p, guardando fuori dalla finestra mentre, seduta sul wc, aspetta l’ispirazione da pipì: "mamma, guarda, c’è una stellina nel cielo!"
m: "sì, hai visto? è buio, ora di andare a nanna"
p: "beeellla…."
m: "tu lo sai come si chiama la prima stellina della sera?"
p: "sì che lo so: è mia amica!"
m: "ah sì? e come?" (pensando: ora dice "antonietta", come la stellina del libro della pimpa che abbiamo letto prima)
p: "si chiama ale, come lo zio ale. sì, sì, quella è la mia stellina ALE"

benvenuta nel bestiario di paperellandia, stellina ale!

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colori e preferenze

solito laboratorio del mercoledì.
animatrice: "tu, minuscola bimba biondastra in prima fila, qual’è il tuo colore preferito?"
paperella "il coccodrillo!"
a: "no, colore, non animale. intendi il verde?"
p: "no no, il viola. anzi, il viola e il giallo. soprattutto il giallo"

corollari di mamma:

  1. il giallo. ci avrei scommesso. la paperella è il sole, il minimeo la luna… giallo, solare, estroso come lei. giallo come una paperella, d’altronde.
  2. la paperella ha dei gusti. misericordia! dei gusti. suoi. tutti suoi. sui quali io non c’entro nulla. come un adulto. non ho ancora realizzato quanto questa bimbetta sia autonoma. devo cominciare a chiederle anche io quali sono le sue cose preferite! non è mica possibile che le scopra, cascando dal pero, dall’animatrice di turno…
  3. minuscola? MINUSCOLA?!?!? aspetta di vedere sua sorella, poi noterai quanto è grande questa… tzè, minuscola a lei!
  4. devo iniziare una campagna di decoccodrillizzazione di questa bambina.
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