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come si fa?

come si fa a restare seri quando si sgrida una paperella che non ha coscienza di star facendo qualcosa di sbagliato?

domenica a pranzo, ristorante.
pasto luculliano per un anniversario di matrimonio. dopo un po’ siamo tutti già ben rimpinzati e i camerieri passano a togliere i piatti del primo, lasciando solo dei bellissimi sottopiatti in marmo (similmarmo? beh, comunque bellissimi) rosa, con venature bianche.
la paperella, che già da tempo sta starnazzando nella stanza a fianco insieme ad un’orda di altre bestioline più o meno sue coetanee, si avvicina a noi in uno dei rapidi rush al nostro tavolo aventi lo scopo di controllare che:
a) i genitori non scompaiano improvvisamente, abbandonandola insieme al conto da pagare;
b) i camerieri non portino la torta, senza che lei se ne accorga.
Nota il piatto e, presa da un impeto artistico, afferra la forchetta ed inizia a sbatacchiarla entusiasticamente, con trasporto, contro di esso. intervengo, con tutta la tempestività concessami dalla panza piena, e riesco ad evitare il peggio.

io: paperella, non si sbatte la forchetta sul piatto?
p: no? io faccio musica!
io: musica un corno! questo è rumore!
p (poco convinta): mhmhm
io: e poi, se rompi questo bellissimo piatto, cosa diciamo ai camerieri che te lo hanno portato? è il loro, sai, ma te lo prestano per mangiare!
p: è il loro?
io: sì, è loro. cosa diciamo a loro se lo rompiamo?
p: mhmh… (girandosi verso di me e illuminandosi d’un tratto): OIBO’!!!

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fede alla prova

stamattina la mia fede è stata messa dura prova.
durissima.
in senso strettamente fisico.

mentre, ovviamente di corsa, uscivo da una stanza tirandomi dietro la porta con un certo slancio, la fede che porto al dito si è agganciata con entusiasmo alla maniglia che avevo appena mollato.

risultato: la fede ha tenuto, la mano no.

sono l’unica persona al mondo ad avere un livido perfettamente circolare – e bello rigonfio, eh? –  all’anulare della mano sinistra.
la fede ha retto (per fortuna, altrimenti come lo spiegavo al viandante, del quale ho già perso 4 anelli… ma questa è un’altra storia!), ma mannaggia, che male inenarrabile…

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deduzioni

qualche mattina fa la paperella, dopo esser venuta nel lettone per la dose di coccole mattutine, mi dice:
p: mamma, facciamo le formine?
m (un po’ stupita): certo! che formina vuoi fare?
p: ecco (fingendo di prendere un oggetto dal nulla), qui c’è la tua pasta. e qui la mia. mi dai il mattarello, mamma?
m: tieni. (imitandola)
p: e questo è il tuo. dai, tiriamo la pasta (iniziando a rollare le mani avanti e indietro sul cuscino). anche tu, brava. ora mi prendi una formina?
m: va bene. che formina vuoi?
p: ‘a zucca. ecco, una formina di zucca anche per te. spingi forte, eh mamma? (premendo le mani sul cuscino). adesso stendiamo il foglio (stirandomi il pigiama). e attacchiamo ‘a zucca forte qui. sbatti, sbatti (sbatacchiando l’immaginaria formina sulla mia panza).

oggi, stessa ora, stessa scena.
p: mamma, facciamo le formine?
m: sì, pasta per te e per me, mattarello per me e per te. che formina vuoi?
p: pepettellone!! pepettellone! pepettellone!
m: eh? era un po’ che non capivo una tua parola… pepettellone, e che vuol dì?
babbo (rigirandosi nel letto): pentolone, sta dicendo pentolone!
m: non mi pare…
b: sìsì. paperella, vero che hai detto pentolone?
p: noooo!
m: mumble mumble… non mi tornano le sillabe…forse,  bel pentolone?
p: noooo!
b: sì, avevo sentito bene, hai detto bel pentolone, dì la verità!!
p: noooo!
m (folgorata dall’improvvisazione): ho capito! hai detto: pipistrellone?!?!
p: sì! sì! pepettellone! mamma, pepettellone e zucca, dai! facciamo le formine!

… qualcosa mi dice che al nido stanno preparando un regalo di halloween per i genitori…

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1 ora e 1/2

stasera la paperella è andata a dormire a casa dei nonnigiù, perchè domattina il babbo non c’è e io mentre allatto il minimeo non so come tenerla buonina.
è andata via verso le 18 e così il minimeo si è trovato, caso più unico che raro, ad avere 1 ora e 1/2 di figliaunicanza, con entrambi i genitori a casa con lei.
che dire? ha dato il meglio di sé. in questo lasso di tempo è riuscita a mostrarci e dimostrarci che:

  • quando vuole gattona a velocità razzo
  • si alza in piedi da sola
  • se le cade qualcosa mentre è in piedi, si china e la raccoglie con una mano, poi si raddrizza
  • sta in piedi, e intanto si gira e gioca tenendosi con una mano sola ad un appiglio
  • è in grado di rovesciare in terra tutti i giochi della sorella in 4 minuti netti
  • è particolarmente attratta dalla mega tv del babbo, che ha quel simpatico led luminoso cui lei arriva che lampeggia. e lei tenta di grattarlo via
  • ha una pericolosa attrazione per i luoghi alti, e se ci sono debiti gradini è perfettamente in grado di arrampicarsi
  • non ama mangiare da sola. o forse, non vedendo la sorella, ha pensa che ce la siamo mangiati dopo averla ingrassata a sufficienza e, quindi, ha iniziato lo sciopero della fame per non sortire la stessa fine
  • è in grado quanto meno di eguagliare i decibel della paperella, se adeguatamente motivata
  • sa infilare gli anelli nel tubo. solo che di solito non ne ha voglia. lo trova noioso e ripetitivo
  • è ancora un peso piuma: qualsiasi scatola vuota su cui si siede la regge senza infrangersi
  • è definitivamente terminata l’era della sdraietta e quella della palestrina, che sono state rimosse dalla sala. bel, gelido pavimento in cotto: ora nel suo cuore ci sei solo tu.
  • il tempo minimo registrato dai guinness per sfilarsi scarpe e calzini è: 10 passi gattonanti dalla porta di ingresso

 

paperella, torna a salvarci presto…

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ti vedo stanca – lezioni di autostima

un sacco di amici, quando mi incontrano, commentano con aria di solidarietà: ti vedo stanca!
la mia risposta standard è: "sì, in effetti, sai sto bene. solo sono un po’ cotta perchè le due bimbe, così piccole, sono impegnative… ma sono contenta, eh?! non ho di che lamentarmi". e nel frattempo penso… "beh, devo essere proprio ‘na shchifezza, perchè tutti me lo dicano. guarda lì allo specchio: le occhiaie da nottambula, il colorito da zombie, etc. etc. e se sorrido migliora? brrr, lasciamo perdere, va’…"

ieri, per la prima volta da un po’ (complice il trucco?), mentre tentavo con una mano di tenere la paperella lontana dal set di di coltelli del ristorante del matrimonio, con l’altra di metterle in bocca una cucchiaiata di minuscoli tortellini in brodo bollente, nel frattempo facevo saltellare sulle ginocchia il minimeo che urlava come un forsennato perchè non voleva dormire nonostante fosse abbondantemente l’ora e al contempo tentavo di fare conversazione con un vicino di tavolo che non vedevo da un po’, ecco, in questo dolce e rilassato momento in mezzo a 160 persone circa, un’amica che mi sedeva di fronte mi ha guardato e mi ha detto, fresca fresca: oggi ti ho trovato davvero bellissima, volevo dirtelo! stai benissimo, sei proprio bella! si vede che sei felice…

… ecco, amici vicini e lontani… che dire? so che sono stanca, e che si vede pure…
ma un po’ di integratori per l’autostima fanno seeempre tanto bene!

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il trucco (audite audite)

mamma: corri, corri. vieni vieni paperella, fai le scale, accompagnami in bagno.
p: devi fare la pipì?
m: no, vieni che mi trucco! (un evento, gente, un evento)
p: ti tucchi? e perché ti tucchi?
m: (perché sembro un cadavere, ma con più occhiaie?) perché andiamo al matrimonio di luca e daniela, e ci facciamo belli il più possibile per fare festa. vedi? tu hai il vestito bello, le scarpine nuove e i fermagli nei capelli.
p: e tu ti tucchi? con la matita e i colo’i?
m: sì, beh, è una matita speciale (che non ti venga in mente di fregarmela per pitturarci le piastrelle del bagno), però l’idea è quella.
p: allora oggi ti tucchi? ti tucchi con i colo’i speciali?

m: esatto, adesso lasciami fare un attimo, che mi devo concentrare. (ma come facciamo ad essere sempre in ritardo?? e come si usava quest’affare? è troppo tempo che non mi trucco)
p: ho capito, mamma: resto di stucco, è un MAMMATUCCO!

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…e li fa su come vuole!

1° quadro: nonnisù, paperella, minimeo che ciuccia beato un lego della sorella.

paperella: nonnosù, cacca
n: andiamo in bagno, corri!!
p: no, non qui, in quello sopra!
n: va bene, andiamo. e ora cosa vuoi? il libro di fotografia di tuo padre sugli animali?
p: sì sì, libro magico. per fare cacca. io leggo sempre libro magico. oh, non ho più cacca. nonno, torniamo di sotto?
n: non ti scappa più? va bene, torniamo di sotto.
p: sì. prendiamo libro, dai, portiamo di sotto.
(passano 10 minuti, la paperella è in giardino con il libro del babbo)
n (folgorato da un’intuizione): paperella, ma ti scappava la cacca? o volevi solo prendere il libro?
p (sorridendo furbescamente): nonno, io volevo solo prendere libro del babbo…
n: ma che bambina sincera!! non dice le bugie, vedi nonnasu? e intelligente, anche!!

prima domanda al pubblico: secondo voi la paperella ha forse il permesso di prendere il libro di suo padre e portarlo in giardino?
seconda domanda: a che livello di adorazione paperellistica siamo arrivati?

2° quadro: nonnigiù che rientrano in casa dopo aver recuperato all’asilo la paperella e il minimeo.

p: nonnagiù, tu sta qui, io prendo biccotto
n: biscotto? che biscotto?
p (andando diretta in dispensa e prendendo senza esitare il pacco di plasmon di sua sorella dallo sportellino): vedi nonna? un biccotto per me, un biccotto per ‘cia!
n: ah… ma.. e il pacco?
p: no, no! uno per me e uno pe’ mia so’ellina, vedi? poi batta! (rimette il pacco al suo posto e richiude lo sportello)
m: eheh! yeyeyey! ayayaya! ciucc’, ciucc’, gnam gnam…
p: gnam gnam, crunch, crunch.
n: ma guarda che feste che han fatto a ‘sti due biscotti, non sapevo che la loro mamma avesse iniziato a darglieli…

terza domanda : secondo voi, da quanto avevano fatto merenda al nido le 2 pesti? (risposta: 10 minuti circa)
quarta domanda: qualcuno ha mai dato alla paperella un’abitudine del genere??

paperella: 2 anni e 3 mesi di improvvisazione teatrale!
(e se ci frega già adesso in questo modo…)

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questioni di sesso

i nonnisu son venuti un giorno giù a badarci le bimbe. la paperella se l’è goduta un mondo a fregarli in ogni modo, sfruttando il fatto che non conoscono certe "regoline" di casa… e la adorano, palesemente. tra le varie chicche che ha regalato in quel pomeriggio, una è indicativa del tipino che sta diventando.

Nonnogiù: "paperella, come si chiama il babbo?"
P: "giugieppe!"
N: "e la mamma?"
P: "mhm… giugieppa!"

N: "...ma come giugieppa? la mamma si chiama anna! la mamma anna e il babbo…"
P: "anno!"
N: "no, dai, l’hai detto prima, dai. il babbo si chiama?"
P: "insomma, il babbo si chiama giugieppo-O. e la mamma giugieppa-A!"

Nonnosu, esterefatto, alla nonnasu: "ma hai visto? coniuga il femminile ed il maschile regolare! a 2 anni!"
Paperella, un po’ scocciata: "oh! ma io sono intelligente!!"
Nonnosu, allibito: "come, scusa?"
P: "ho detto che sono intelligente, io! oh!"

…pure troppo, paperella, pure troppo… 

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giocare insieme

in questo periodo la paperella è semplicemente insopportabile. persino al nido, dove la adorano, ammettono che è estremamente aggressiva con tutti ed interagisce solo urlando o piangendo. se sia uno scatto di crescita, una regressione, una reazione tardiva alla sorella non lo so. ma è durissima.
in compenso domenica pomeriggio e cena siamo stati a casa della sua amica del cuore, e – incredibile a dirsi – hanno giocato tutto il pomeriggio insieme, da sole. in effetti anche al nido mi han detto che loro due spesso cercano un angolino per loro, per mettersi a fare un giochino insieme, ma essendo 19 pazzi scalmanati vengono interrotte in continuazione. e la paperella esplode come un petardo. beh, domenica si è ripresa il suo tempo.
e i genitori hanno provato l’ebbrezza di stare in sala a chiacchierare (e ad intrattenere il minimeo) mentre le due figlie "grandi" si rotolavano e saltavano sui letti delle camere, da sole. un’ebbrezza ancora mai provata. non giocavano una accanto all’altra, e non si rubavano i giochi. per la prima volta, giovano INSIEME.
peccato solo che la paperella per l’emozione si sia fatta la cacca addosso.
5 volte.  

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di cigni e di pappagalli

 ieri siamo stati un po’ al parco di forlì, aspettando il geco per pranzo, e abbiamo così fatto conoscenza di una serie di animaletti che vivono nei pressi del laghetto: papere, anatre, galline, tartarughe, cigni…
ecco, cigni.
ce n’erano 3, ed evidentemente uno era non solo il capobranco, ma anche il "capostagno": navigava maestoso, con le ali leggermente ripiegate sulla schiena, e controllava in ogni angolo che tutti stessero facendo il loro dovere, si comportassero con dignità e stessero al loro posto. altrimenti li rimbeccava o li faceva allontanare in tutta fretta, avventandosi con energia sui malcapitati.
dopo averlo guardato per un po’ infastidire le tartarughe che se ne stavano pigramente a prendere il sole sui sassi del lungo stagno, il babbo, sbotta: "ma quel cigno lì rompe veramente le balle a tutti!".
procediamo e facciamo il giro del laghetto, osservando e commentando tutte le bestioline che incontriamo. ad un tratto, dall’altra sponda, ci viene incontro, maestoso, il capocigno. e la paperella inizia ad urlargli: "no! no! non devi, tu non devi!".
"non devi che?" le chiedo io "spiegaglielo, paperella, altrimenti il cigno non capisce. cos’è che non deve fare?"
p: "non devi! no, non devi! batta, batta, non devi! butto!"
m: "ma no, che non è brutto, povero cigno. non deve cosa, paperella?"
p: "non deve rompere le balle a tutti!"

se il viandante non impara a ripulire il linguaggio siamo rovinati. pappagallo, devo chiamarla, altro che paperella.
già me lo immagino oggi, all’asilo.
"paperella, cos’hai fatto ieri, che era festa?"
"sono annata allo ‘tagno"
"che bello! e hai visto tanti animali? che animali hai visto?"
"ho visto un cigno che rompeva le balle a tutti!"

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