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marines

ebbene sì, questo è il soprannome dato all’asilo al minimeo…
potrei chiamarla anche io così, ma non sembra molto dolce: la paperella ed il marines!

la causa del soprannome, ufficialmente, è che striscia come un marines: non ci pensa proprio ad alzare il sederino per gattonare. ha trovato questo suo modo di muoversi (faticosissimo per un adulto) e se ne va dove vuole, e pure in fretta, strisciando con agilità su gomiti e cosce. mah!
beh, certo… e poi gliel’hanno affibbiato anche un po’ per il suo caratterino volitivo e lievemente tirannico, insomma: militaresco.
da generale, si intende.

ah sì? e allora io oggi l’ho mandata all’asilo con pantaloni della tuta verde oliva, e felpa con cappuccio.
tenuta mimetica minimeistica. oh yeah!

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pane e volpe

dopo la pioggia notturna il sole mattutino è sorto su viadeimatti.
stamattina ha illuminato convulsi preparativi per portare in piscina (prima volta nella vita) il minimeo e (prima volta del nuovo corso "grandi") la paperella. non immaginate cosa significhi rendersi conto la mattina del sabato che da lì a meno di un’ora le due suddette soggette devono essere in acqua consecutivamente, insieme al loro babbo, e quindiessre provviste di: un costume, un accappatoio, un cambio, una cuffia, delle ciabatte varie, dei pannolini vari, degli asciugamani vari, teli per il fasciatoio, n. prodotti da bagno per età variabile, mutandine e mutande varie, creme e cremine, pappa post bagnetto & so on. ovviamente, poi, prima di uscire di casa, bisogna aver lavato, vestito, colazionato, preparato la borsa, aerosolato le due belve. ah, e steso una lavatrice, fatto la lista della spesa, attaccato la lavastoviglie e riordinato le camere.
riusciti in questa impresa incredibile, mentre il minimeo, al quale spetta il primo turno in acqua, viaggiava verso la piscina in macchina col babbo, io – completata la vestizione della paperella – mi accingevo a salire sulla mia auto (quella ne’a, chiccola chiccola), quando ho fatto una scoperta tumebonda: all’interno del finestrino posteriore, c’era un po’ di condensa.
toh, penso io, devo avere un guarnizione di un vetro che non tiene bene.
ammàzzate, oh, che umidità. deve tenere proprio male.
ehi, ma qui è proprio umido, anzi bagnato, quasi fradicio. e cos’è quella roba sotto il freno a mano? una POZZANGHERA?

a questo punto, voltando il capino verso l’alto ho realizzato, ahimè, che… ta-dàà: ho lasciato la cappotta aperta!! e stanotte ha ovviamente diluviato.
stordita forte! penserete voi. e questo è solo l’inizio…

nell’arco della mattinata ho anche perso il portafoglio. poi fortunatamente l’ho ritrovato che galleggiava in una delle pozzanghere sul fondo della macchina, ma nel frattempo avevo costretto il geco (che per evitarmi il giro dello stagno, mi ha accompagnata a fare la spesa con la sua macchina, dopo la piscina) a pagarmi le 8 tonnellate di omogeneizzati per lucia che mi son messa nel carrello, salvo accorgermi alle casse che non avevo più il portafoglio.

poi, sulla via del rientro, ho aspettato diversi minuti davanti al cancello di casa chiuso, prima di rendermi conto che invece di telefonare al numero che fa aprire il cancello (sì, siamo tecnologici e abbiamo il "tiro" collegato ad un numero telefonico) stavo ripetutamente telefonando al viandante.

delle due l’una: o ho fatto colazione con pane e volpe (tanto per acuirmi l’astuzia) oppure la batteria del mio cervello deve essere in esaurimento. tu-du-du: si prega di collegare alla corrente, per non perdere il lavoro in corso.
…a qualcuno avanza un caricamamma?

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battaglie di cacca

come sapete, questa estate che oggi è terminata ha trovato viadeimatti impegnata in molte battaglie, tra le quali spicca quella dello spannolinamento della paperella.
non vi annoierò con dettagli scabrosi, ma – dopo 3 mesi di onorati tentativi – la situazione attuale è che di norma non abbiamo perdite idrauliche se non la notte (quelle sempre, però!!). in compenso negli ultimi 3 mesi abbiamo lasciato fiori di campo lungo tutto il litorale adriatico, tra rimini e l’abruzzo.
negli ultimi 10 giorni c’è stato qualche lieve miglioramento su questo fronte, tanto che – pur tra 1000 urla e tentativi vani – il vasino è stato centrato in modo abbastanza regolare. domenica, alla festa di compleanno di un amico dell’asilo (sì, un altro grande amore della paperella, ho scoperto… ma quanti ne ha?!?), ho assistito a questo dialogo.

B(abbo): paperella, vieni qui. devi fare la pipì? son 3 ore che salti su quel gonfiabile, qualcosa ti scapperà! andiamo in bagno, prima che sia troppo tardi!
G(enitore di altro bimbo): ah, allora voi ci siete riusciti?? so che questa estate ci abbiamo provato quasi tutti, ma tranne G, credo, abbiamo desistito. come avete fatto?
B(abbo): ma no, in effetti credo che in diversi l’abbiano tolto, sai? e comunque non è stato facile…raccattando molti ricordini, cambiando molti letti, molte mutandine, rischiando il telefono azzurro in spiaggia chiamato dai vicini di ombrellone, venendo espulsi da metà dei bar della riviera romagnola…
G: ma ce l’avete fatta! siete stati bravissimi!
B: beh, no, dai, proprio fatta no. diciamo che abbiamo fatto progressi ma ancora permangono alcuni problemini. però, dai, la pipì di norma la fa nel vasino… anche perchè il pannolino non ce l’ha più!
G: e quindi fa anche la cacca nel vasino!
B: beh, ecco, non proprio.
G: beh, non la fa nel pannolino, non la fa nel vasino, dove la fa?
B: in effetti in un sacco di posti. un po’ qui, un po’ lì…

lo sguardo di terrore che è seguito temo ci abbia catalogato come genitori degeneri di bestiolina selvatica. per fortuna che non dobbiamo candidarci per le elezioni asilesche!! in compenso la paperella, per dimostrare al mondo la sua bravura, l’ha fatta senza troppe storie nel vasino del bagno proprio alla fine della festa. oh, yeah!

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paure

 notte.
p(aperella):"AAARGH AIAIAIA! NONONONO!!!!!! AAAA! MAMMA MAMMA MAMMA!"
m(amma)"oddio, è la paperella, questa. la mia paperella col sonno di piombo. cosa sarà successo, aiuto! corri corri…"
tump tump
m: "che è successo, paperella?"
p: "sniff sniff… in baccio, mamma, ua…..gngng… ‘ti… eh uèè.."
m: "eh? non capisco nulla. togli il ciuccio che non si capisce nulla. stai male? che c’è? mi fai preoccupare!"
p: "sciucc. mamma, mi fanno tanto paura i gatti."
m: "…" "… eh? quali gatti?"
p: "i gatti qui."
m: "papera, non ci sono gatti qui"
p: "sicura, mamma?"
m: "sicurissima. promesso. nessun gatto, in questa stanza. e poi, tu dormi con il coniglietto, che i gatti li manda via."
p: "ah, bene. buona notte. ronf."
m: "…"

i bambini normali hanno paura del lupo. la paperella fa gli incubi con i gatti.
forse è meglio che le tolga le lenzuola ikea con gli animaletti…

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‘ov’è?

la paperella parla. tanto e precocemente. questo s’è capito.
tale contingenza ci ha permesso di scoprire una fase dell’evoluzione infantile ignota ai più: infatti tutti conoscono la fase dei perchè, che si abbatte sugli ignari genitori quando la prole si aggira all’incirca sui 3 anni. ma pochi, grazie alle ancora limitate capacità espressive dei duenni, sanno che prima di questa ve n’è un’altra anche peggiore.
la fase del DOVE. o, meglio, del " ‘ov’è?? ".
rapidamente, solo un paio di esempi di ciò che stiamo passando.

MARE
"guarda, paperella, un gabbiano!"
"’ov’è il gabbiano?"
"lì sullo scoglio. ecco, è andato via."
"mamma, ‘ove va gabbiano?"
"a casa sua, nel cielo"
"nel cielo. e ‘ov’è casa sua?"
"lontano lontano. ma eccolo, guarda, è tornato"
"’ov’è?"
"lì, sullo scoglio"
" ‘ov’è scoglio?"
"lì, dove era anche 5 minuti fa. lo scoglio non si muove."
"non si muove? e gabbiano? ‘ov’è gabbiano?"
"il gabbiano si muove, ma adesso è sullo scoglio. sempre lì. sempre lo stesso."
"ah. bene. mamma, ‘ove sei tu?"
"…"

S.MESSA
"rendiamo grazie a Dio."
"mamma, ‘ov’è Dio?"
"mhm… in cielo, ma anche vicino a noi. e poi è nell’ostia, quando la mangiamo dopo Gesù viene a casa con noi"
(intervento paterno) "mamma, mi sembra che la transustanziazione sia un concetto un po’ complesso. se le dici che mangiamo quel Gesù al quale dà sempre i bacini dopo il segno della croce secondo me va in crisi"
"vabbè. paperella, Dio è qui perchè la chiesa è casa sua"
"casa sua? la chiesa? ‘ov’è chiesa?"
"qui, ci siamo dentro. adesso fai il segno della croce, che usciamo. nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen. bacino a Gesù, ciao ciao."
"mamma, ‘ov’è Padre? e Figlio? e Spiranto?"
"… qui mi sa che stiamo andando fuori tema…"

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la scheda del minimeo

1° giorno di nido minimeistico

"…e allora, cara nomade, cos’altro ci dici sul minimeo?"  chiede la dada esperta, responsabile di sezione, concludendo la compilazione della scheda personale di ogni bimbo.
"beh, ecco. con lei il metodo: lasciala urlare finchè si stanca non funziona. o meglio, funziona, ma bisogna tener duro un pezzo"
"beh, sì, alcuni bimbi molto volitivi vanno avanti anche 10.15 minuti…"
"ecco. lei invece 3 o 4 ore."
"…"
lampo di terrore. già la vedo che si immagina 4 ore di minimeo urlante. si volta e con una vocina flebile dice alla dada giovine che scrive:
"ecco, lì giù, nelle note, scrivi: bimba TENACE…"

2° giorno

"minimeo caro, come mai fai quei gridolini? non sono di dolore e nemmeno di fame, e allora perché cigoli così? mamma, cos’ha che non va secondo te? aiutaci a capirla…"
"vediamo, dade… a volte lo fa quando… ecco, vedete? vuole alzarsi in piedi ma non è capace. oppure vuole gattonare ma ancora va lenta. oppure vuole entrare nella piscina delle palline ma non sa arrampicarsi. e così vuole il vostro aiuto."
"ma è piccola, ha solo 6 mesi!"
"ah, io son d’accordo. provate a spiegarlo a lei, se vi sentite in grado."
"… ehi, dada giovane, ritira fuori la scheda del minimeo, per favore. ecco, lì tra le note, aggiungi: bimba IMPAZIENTE…"

3° giorno (scambio tra dade sentito mentre rientravo dopo il "distacco" di mezzora)

"dov’è? qual’è?" chiede la dada di cucina
"eccola lì, quella con gli occhi allungati che ciuccia qualsiasi cosa – tranne ciuccio e biberon – e striscia come un serpente per l’aula."
"ma dai, non mi pare possibile!"
"ti assicuro, è la sorellina della paperella"
"è impossibile: è silenziosa! guarda, guarda, dada delle pulizie: questa è la sorella MUTA della paperella, la bimba con la lingua che taglie e cuce per tutto l’asilo!"

(e inesorabilmente si allunga la lista di aggettivi sulla scheda del minimeo… cosa ci riserverà il domani?)

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il 3 novembre

è la data del mio rientro alla normalità lavorativa.
il minimeo avrà 8 mesi. può fare a meno di me, credo.
e io?
… mah, al momento ho un bel po’ di magone, al sol pensiero…

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la seconda persona

stavo raccontando a mia cognata gli sberleffi all’italiano della paperella, e lei mi ha fatto un’osservazione illuminante:
il punto è che lei coniuga i verbi a partire dalla 2a persona singolare del presente.
esempi:
"tu fai" quindi "io fo" e "lui fa";
"tu sali", quindi "io salo" e "lui sale";
"tu spingi", quindi "io spingio" e "lui spingie" e "io ho spingi-ato".
"tu apri", quindi anche "tu hai apri-to"

impressionante. in effetti lei epr prima cosa sente me che dico a lei cosa fare, e quindi parte da lì nell’evolvere la sua declinazione. Ma a pensarci, dice qualcosa sul modo di intendere la vita. parti da un "tu" per costruire poi l’ "io". e costruisci sempre dal presente.

i bambini – p perlomeno, la paperella – hanno delle intuizioni lampanti.

… è l’italiano che non è all’altezza della loro genialità!

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correggiamo l’italiano

semplifichiamolo, insomma.
ho scoperto che per una bimba di 2 anni, la coniugazione dei verbi irregolari è veramente troppo.
e così…

P: babbo, ‘ove vai tu? io vo’ in giardino. vieni? io veno.

B: paperella, spingi con il piedino, che entra la scarpa.
P: spingio, spingio! ecco, ho spingiato!

B: paperella, sali! sono di sopra!
P: babbo, io sto salendo. salo le scale, ecco.

M: chiara, cosa fai?
P: io fo un gioco, mamma. e tu ‘osa fai?

B: paperella, non aprire la porta!
P: oh. babbo, ma io ho già aprito…

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la cacca, la pimpa e il gatto con gli occhi

ieri sera la paperella, grazie ad un piccolo aiuto meccanico-farmaceutico, ha fatto un po’ di cacca nel vasino.
festa grande a viadeimatti.
si attaccano adesivi, si strombazza la notizia per tutta casa, si osserva con amore la produzione e… si apre il regalo della pimpa. che poi è il regalo del gatto e del geco, ma per l’occasione è stato ribattezzato il regalo della pimpa per i bimbi grandi che fanno la cacca nel water.

regalo: pongo, con vari ammennicoli, formine e strumenti epr manipolarlo.
la paperella impazzisce, il babbo tenta di insegnarle ad usarlo.

Bchiara faccio un fiore?
P: sì!
B: ecco.
P: va ben. adesso cosa fai, babbo?
B: non so, faccio un gatto?
P: sì, ma bello!
B. ah, bello. ci provo.
P: babbo cos’è quello?
B: tra poco sarà un gatto.
P: un gatto? fai un gatto con gli occhi?
B: (no! un gatto cieco!) certo, con gli occhi.
P: babbo, cos’è quello? quello non è un gatto! rifallo tutto, babbo!
B: vabbè, facciamo una stella, va bene?
P: sì. oh, una stella. babbo, FINALMENTE! guarda che bella, questa!

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