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costellazione del geco

politicanti della vita: una bella definizione, data da un amico per indicare le persone che non si compromettono, che non si espongono a dire cosa per loro è davvero importante, che si rifugiano nel relativismo del "io la penso così, tu cosà, ognuno per fortuna è libero di avere le proprie opinioni, contenti tutti".
ma la realtà è una. non è come la pensi tu o io, non è per ognuno come gli pare. è oggettiva. è un dato (un dono dato!). lucia, che dorme piano qui accanto, spero che un giorno lo scopra: voler bene a qualcuno (il mio voler bene a lei, ad esempio) è dirgli, con il mio temperamento e i miei modi – sicuramente sempre da correggere -, cosa è vero per la mia vita.

il politically correct che rapporti mi ha regalato? vuoti ed inutili come un cielo senza stelle (o come un uomo senza panza, direbbero alcuni…).  e invece le persone cui voglio più bene sono quelle con le quali mi scontro a coltello, perchè ciascuno non è disposto a rinnunciare ad un solo pezzetto della propria umanità ed esperienza.
a partire – ovviamente – da mio marito, dai miei genitori, dai miei amici. e presto temo che toccherà anche alle mie figlie :)

ecco, oggi compie gli anni uno dei soggetti con cui mi scanno almeno quotidianamente con più ferocia, più frequenza e più accanimento. cornate su cornate, come bufali d’acqua. e infatti è un mio testimone di nozze. una delle stelle che nel mio cielo stanno ben fisse. costellazione del geco.
tanti auguri, ale.
… e che non ti manchi mai in freezer la borsa del ghiaccio, perchè continueremo a darcele di santa ragione. per fortuna.

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è ufficiale…

sorride! il primo me l’ha fatto il giorno in cui ha compiuto 1 mese, ma tra ieri ed oggi son diventati evidenti i tentativi di smorfie in tal senso…
il minimeo apre la bocca, mi guarda fisso fisso e comincia una serie di contorcimenti degli angoli labiali che io non sono assolutamente in grado di riprodurre. nel frattempo assume uno sguardo interrogativo, che valuta le mie reazioni per capire quando e se è riuscita nel suo intento. se io emetto alte grida di gioia e batto le mani, la bocca del minimeo si stiracchia un po’ di più, in quello che dal suo punto di vista credo sia un ampio sorriso.
ok, la tecnica è da affinare, ma la volontà c’è!

ps. nel frattempo la regolarità dei pasti e delle nanne non migliora. pertanto ai suoi progressi corrispondono regressioni materne allo stadio di bradipo lesso. stanotte ha saltato il pasto per 6 ore filate. già, dalle 20 alle 2. poi ha cantato, con il sottofondo musicale delle russate del babbo. in compenso ora nanna beata sulla sua sdraietta…

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ed è record!!

la paperella ha imparato/coniato, la sua parola più lunga:
a-c-c-o-m-a-l-e-n-o!!!
(vale a dire, arcobaleno!) a forza di sentirmelo leggere ed indicare, nei libri dei colori, ha deciso di pronunciarlo sua sponte.

beh, lasciatemelo dire, è una bella prima parola.
solare come la mia paperella.

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sono stato punk prima di te..

cantava ruggeri. e che c’entra? c’entra che tutti quelli che vedono lucia mi chiedono se i capelli glieli pettino io con le bombe a mano, o se è punk dentro. stanno in su, irrimediabilmente in su.

e così, le abbiamo ufficialmente trovato un soprannome: da un paio di giornj è diventata familiarmente, in casa, "il minimeo".
avete presente il film ""artur e i minimei"? piccolissimi, con i capelli sparati e gli occhi brillanti? http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=43493
ecco, è la descrizione di lucia. deve esserci stato uno scambio di culla in uno dei 14 minuti e mezzo in cui ho dormito, in ospedale.

si invita il viandante a postare una foto recente del minimeo casalingo, in modo che si certifichi la somiglianza.

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lo zoo di viadeimatti

in questa casa le bimbe attraversano fasi animali ben distinte.
finora abbiamo individuato le seguenti:

fase 1, del ranocchio: appena nate, le zampine sono ben flesse sul corpo. per la serie io stavo bene nella pancia, ci vogliono diversi giorni prima che si rassegnino a non tenere braccia e gambe flesse e ben strette intorno al corpo, occhi chiusi e posizione raccolta. la speranza nemmeno tanto nascosta è che, se rimangono in posizione ranocchia, prima o poi tornano dentro. (scordatevelo, belle, io ho già dato!)

fase 2, della talpina: le zampe sono ancora tendenzialmente flesse, ma con meno decisione. gli occhi ogni tanto si aprono ma, tanto, non vedono un accidente. se non ricordo male in questo periodo intravedono delle sagome a 20 centimetri. vale a dire, capiscono se c’è una tetta nelle immediate vicinanze della loro bocca. per il resto, guardano nel vuoto con evidente spaesamento. piangono parecchio. d’altronde nella loro situazione piangerei pure io. coraggio, che passa. lucia al momento è in questa fase.

fase 3, del topino (o della tartaruga): gli occhi iniziano a intravvedere qualcosa, e la bimba inizia quindi un movimento lento col collo, come protendendolo in avanti – a tartaruga, appunto – per cercare di avvicinarsi all’oggetto dell’interesse (tetta, faccia della mamma, barba del babbo, apine…). in generale, siccome strizzano gli occhi e avanzano col naso in su, sembrano topolini che annusano del formaggio.

fase 4, della scimmietta: decisamente caratterizzata dalla scoperta delle espressioni. la più famosa ed attesa è il sorriso, ma in generale pare che le scimmiette scoprano di avere dei muscoli facciali controllabili. cominciano così’ a fare delle smorfie buffissime, che nel loro intento evidentemente rispecchiano qualche forma di emozione interna assolutamente incomprensibile.

fase 5, del coccodrillo: la dentizione. non so come andrà con lucia, ma chiara ha messo una quantità incredibile di denti in un tempo relativamente breve. forse è colpa dello svezzamento a zuppa di cipolle, ma d’improvviso quando mia figlia mi sorrideva sembrava un coccodrillo. quando poi si avvicinava per tettare, avevo i brividi di terrore. per fortuna ha sempre salvaguardato il suo cibo materno. deve esserci una forma di simbiosi, tipo quella tra coccodrilli e uccellini che puliscono i denti.

fase 6, dello scoiattolo: io non so gli altri bimbi, ma la nostra grande è inarrestabile. molto prima di imparare a camminare o a cadere, ha imparato ad arrampicarsi. e da allora, nonostante ripetuti tonfi e cadute, dai mobili, dalle scale, dal divano (no, non siamo genitori degeneri, ma è assolutamente impossibile tenere dietro a chiara. provare per credere).

fase 7, del lemming: cammino, quindi sono. pertanto, non mi frega nulla di dove vado. l’importante è camminare. SEMPRE. anche di notte, nel lettino. (infatti non l’abbiamo mai trovata girata nel verso in cui l’abbiamo messa a dormire). se poi la camminata finisce in un luogo pericolo o quasi inaccessibile a chiunque superi gli 80 centimetri di statura, ancora meglio.

fase 8: della paperella: barcollo ma non mollo. continuano a camminare, sempre con andatura incerta e piedi piatti, ma stavolta sanno esattamente dove vogliono andare. e non mollano. vogliono quello, sempre quello, solo quello, irrimediabilmente quello. vi diranno che i bimbi cambiano idea in fretta. non credeteci. mia figlia si fa distrarre dal suo obiettivo. se, quando e per quanto le va. poi, finita la distrazione, torna alla carica, esattamente come prima. chiara è in questa fase. ma sta entrando in quella del pappagallo. apriti cielo, dobbiamo rinnovare il vocabolario. e ripulirlo ben bene. si pregano amici e parenti di collaborare…

ed infine: fase dell’uccellino malato. quando le bimbe stanno male, come questo weekend, ti stringono il cuore. chiara si è svegliata di notte nel suo lettino, rimettendo violentemente. al di là del casino notturno, il dopo è stato straziante. era terrorizzata, si è abbarbicata al babbo (la mamma puliva mezza casa che era stata inondata), con la testa affondata nella sua maglietta e gli occhi chiusi, tremando di paura per un’ora e mezzo. poi, sempre singhiozzando a tratti, ha continuato a navigare tra le braccia del babbo e quelle della mamma, gemendo e lamentandosi flebimente, con gli occhi lucidi, come un uccellino ferito. una roba, da far commuovere i sassi.

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popolo di mare! dritta la testa!

grida la paperella…
e noi ci chiediamo: ma da quando ha cominciato a tenere comizi, questa qua? già lascia attoniti tutti per quanto parla (a 21 mesi, figuriamoci a 3 anni. vabbè che non ho la radio in casa, tanto non mi servirà nemmeno in futuro)…
poi l’illuminazione: POLIPO DI MARE! … mannaggia a chi l’ha fatta giocare con i pupazzetti di gomma dei pesciolini, spiegandole i nomi di ogni tipologia…

nel frattempo lucia viene scarrozzata da me in giro per bologna nella nostra splendida fascia blu, che ci vale l’invidia dei passanti. peccato che io la debba portare nella posizione che andrebbe tenuta "dai 2 mesi in su", cioè  dritta. lei con la testa avvolta dentro, a culla, non ne vuol sapere. testa ben alzata per guardare la mamma, a 3 settimane, suscita grida di stupore in tutte le neomamme e ostetriche varie che mi capita di incontrare. "ma come, così piccola va tenuta stesa!" (eh, ce la tieni tu, stesa, questa qua? drizza il collo che sembra una cucciola di giraffa!) "ma… ma… ha la testa dritta!! (mbeh? ha anche 10 dita nella mani per togliersi la fascia che le avvolge la testa, e 2 occhi per cercare di guardarsi incontro, la mia talpina, anche se ancora non vede un accidente…)

piccole paperelle e talpine crescono.

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milk addicted

ebbene sì, lo ammetto. sono in piena dipendenza da profumo di figlie.
non so che farci, quando le abbraccio me le sniffo tutte, sembro  davvero una tossica di prima qualità. d’altronde che ci posso fare se le mie bimbe hanno un odore così buonino e così in grado di catturarmi?

lucia sa di latte, ovviamente, ma anche di miele, di viole, di resina di pino e di uovo fresco

anche chiara sa ancora un po’ di latte (sarà che ne beve tanto), e poi di primavera che arriva, di margherite, di sole e di marmellata di more.

…deve essere un effetto collaterale degli ormoni da allattamento: per costringerti a stare con il bimbo ti mandano in dipendenza dal suo odore. beh, con me han fatto centro! o più probabilmente io sono un po’ fuori di testa.
ma… provare per credere!

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compagnia

stamattina mi è successa una cosa strana.
ero piuttosto preoccupata e triste perchè mio fratello in queste ore è in sala operatoria, per un’operazione complicata che, se da un lato dovrebbe determinare la fine di un problema che gli sta segnando la vita da anni, darà inizio ad un periodo pure lui complesso, in cui dovrà imparare a convivere con una situazione fisica alterata.
in più il pulcino da due notti ha deciso di regredire a cicli di sonno notturno di 2 ore e 3/4 (il che non mi aiuta ad affrontare la giornata con energia e positività!), dopo essere arrivata a toccare le 6 consecutive la settimana scorsa, e la paperella non ne voleva sapere di andare all’asilo e ha piantato un capriccio non indifferente.
insomma, un lunedì mattina complicato e molto urlante.
poi mi son guardata in faccia col viandante, e mi è venuto da ridere. perchè il risveglio della nostra famiglia è una mezza follìa, un delirio ad alto volume, ma in realtà ci piace così: rumoroso, incasinato, complicato ma con la certezza che è la cosa che vogliamo, quella giusta per noi. che miracolo, la nostra famiglia. che miracolo, mio marito. che miracoli, le mie papere.
e poi mi è arrivato un sms di un amico, che mi chiedeva preghiere per sua moglie, appena entrata in ospedale per un’operazione decisiva per il suo futuro. e ho pensato: nemmeno in questo momento difficile, in questa prova della sala operatoria son sola. sapevo che sua moglie stava male, e da un po’ pregavo anche per lei, oltre che per mio fratello. e la stessa mattina sono in corso entrambe le operazioni. perchè io non sia sola, perchè ci si possa sostenere, con le preghiere e con la compagnia nell’attesa. che miracolo, la compagnia. se non sei da solo, puoi affrontare tutto il mondo.

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dialoghi ai pasti

Ieri a cena
io: "cosa ce ne facciamo di un altro seggiolino da macchina? tanto per chiara e lucia siamo a posto…"
viandante: "oddio… no so… per il terzo figlio?"
io: "non ci sperare proprio!!!"
paperella "ODDIO!"
io e il viandante "…!!!…"

Oggi a pranzo
io (andando verso il frigo): "vuoi una birra?"
paperella: "SIII!!!"
viandante (un po’ interdetto, ma confidando nella casualità dell’affermazione di sua figlia maggiore): "sì, una birra, dai!"
paperella "BIRRA!! BIRRA ‘IAIA!" (=birra per chiara)

… prima o poi la pulzella ripeterà queste cose anche all’asilo, e quel giorno l’assistente sociale busserà alla nostra porta… (speriamo almeno che sia nero, alto, grosso, con gli occhiali da sole e la scritta "cobra bubble" sulle nocche delle dita!)

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spruzzo di colore

la citazione del titolo è dovuta… volendo parlare del complesso rapporto della paperella con i colori.
da qualche mese disegna con i pennarelli, e adora farlo. disegna= traccia linee casuali su superfici casuali (aaargh!). viva viva i pennarelli lavabili.
detto ciò, ora anche all’asilo hanno cominciato a fare pittura, con i pennelli – che lei, mi dicono, adora – e con le mani direttamente. superato l’impatto della pittura fresca e umidiccia addosso, si è lanciata anche in questo.
la domanda che tutti mi fanno è: che colori usa? ah, qui viene il bello.

premetto che non ho idea di quando si sviluppi nelle paperelle il concetto di distinzione dei colori, perchè anche se siamo pieni di libri sui vari colori, chiara ci tira assolutamente a caso. tanto epr dare un’idea: avendo un gioco in cui, come in un puzzle, vanno accoppiate le tesserine degli animali della stessa razza (leoni grandi e cuccioli, cani grandi e cuccioli…) disegnati su sfondi colorati, chiara ha imparato a riconoscere gli animali della stessa razza, ma NON i colori dello sfondo (sui quali in realtà si basa il gioco. cioè, il bimbo dovrebbe accoppiare le tessere dello stesso colore e così familiarizzare con il concetto di genitori e cuccioli, di gallo-gallina-pulcino, di razza con tanti diversi elementi. chiara fa il contrario!).
se le chiedi, prendendo un oggetto: di che colore è questo? invariabilmente ti guarda, fa un sorriso furbetto e risponde una parola a caso tra: "rotto", "jallo" "ooòla". e poi ride. tranne nei suoi libri sui colori, nei quali ha imparato a memoria le risposte, quindi sa che a quella pagina con quel disegno deve rispondere "blù" (sì, lei riesce a pronunciarlo con l’accento) e a quell’altra "iiiggio". so che lo fa a memoria perchè se le chiedi il colore di quasiasi altra cosa, ricade nel caso precedente (rotto-jallo-ooòla).
MA quando vuole disegnare, e le chiedi di scegliere un pennarello, lei prende immancabilmente il viola per sè e il marrone per te. oppure il giallo per sè e il rosso per te. senza contare il nero, che abbiamo tolto dalla scatola per farle variare la scelta (!!). e la combinazione accoppiata non dipende dalla posizione dei colori nella scatola, perchè gliela cambiamo tutte le volte… quindi? evidentemente li riconosce, quindi non ha problemi di daltonismo…

si accettano ipotesi: viola per sè-marrone per te, giallo per sè-rosso per te. psicologi in erba all’ascolto?

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