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Eccoci qua

inauguriamo la nuova casa del blog!

eccoci qua, su questo nuovo indirizzo: mollichedipane.it.
grazie al viandante per tutto il suo supporto tecnico, che riesce a superare anche la mia inabi-osti-litità con le nuove tecnologie…

ci riaggiorniamo presto con le molliche raccolte in questi giorni, e appena possibile anche con la grafica nuova (ci stiamo lavorando, si accettano suggerimenti).

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musica e tamburi

l’altro ieri siamo in macchina tornando dall’asilo. alla radio parte "eye of the tiger" (avete presente? la colonna sonora di un qualche Rocky, per capirci).
la paperella si riscuote dalle sue meditazioni con lo sguardo perso fuori dal finestrino ed esclama: "mamma, questa sì che è una musica dei grandi che mi piace!"
alla faccia delle vocine bianche delle canzoni per bambini…
e poi aggiunge, ignara: "senti che bello, mamma: tum-tum-tum!! senti come si sentono bene i tamburi, qui!"

ballerina di danza classica e batterista.
ha una carriera, davanti…

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notturno, viadeimatti

è venerdì notte. è buio. nevica che bologna pare la siberia.
tento di andare a letto a un’ora decorosa per recuperare energie per il weekend impegnativo che mi aspetta, con 2 compleanni tra cui quello della leprepazza, un teatro, una merenda, un sacco di vestiti da sposa tra cui fare consulenze e una marea di chilometri previsti. sotto la neve.
fortuna che io la neve la amo. la amo di più se lo spostamento previsto è tra il giardino in cui fare pallate e pupazzi e la sala per scaldarsi davanti al camino. però, la amo lo stesso.
ovviamente tra riflessioni incantate davanti al bianco luminoso che dalla finestra che mi illumina la camera e ciappinerie varie, si fa quasi mezzanotte.

alla mezza mi sveglio, sentendo qualcuno che parla a voce alta in camera delle patafrulle.
sonnambulo fino là.
la leprepazza si agita sotto le coperte.
mi avvicino.
apre mezzo occhio.
io la guardo, lei mi guarda.
si strofina gli occhi con le manine.
si alza a sedere.

poi, con un volume di voce assolutamente inconsulto che mi fa sobbalzare (e svegliare davvero), mi chiede: "mamma, ma è estate?"
io: "sssshhh, svegli tua sorella!"
l, sussurrando: "mamma, è estate adesso?"
io, atona, alzando un sopracciglio: "no, è inverno pieno. e anche piena notte."
l rialzando il volume: "mhm. possiamo andare al mare?"
io: "leprepazza, è invernissimo, fuori è tutto bianco, fa -1 grado e ci sono 30 centimetri di neve, ma come ti viene in mente?!?"
l: "ah"
e torna a raggomitolarsi sotto le coperte.
mi volto e tento di ridirigermi in camera, maledicendo il tono che mi ha svegliato per davvero recidendo gli ultimi filamenti del sogno e mi sento richiamare, sempre a tono altissimo.
l: "mamma?"
mi giro con sguardo assassino. la perfida è fuori dalla coperta, seduta tranquillamente sopra il letto che guarda fuori dalla finestra.
io: "eh? cosa c’è?"
l: "mamma, ba bene, ho capito, oggi è tutto innevato. e domani?"

credo di aver capito cosa stava sognando…

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ecco. (alias: pre-pre-pre-pre-adolescenza 2)

sempre lei, la leprepazza, un’altra sera.

l: "gnòòò, non volo andale a mettelmi il pigiamaaaaa!"
babbo: "perchè no? dov’è il problema?"
l: "io non voloooooo"
b: "non capisco il problema: come sempre, ti metti il pigiama e poi torni giù a giocare."
l: "gnnnnooo, non volo, non vooooloooo. ecco."
b: "ecco. quindi?"
l: "ecco, e poi quetta casa non va bene."
b, (tra l’allibito e il divertito): "ah sì? e cos’ha che non va bene?"
l: "mhmh…" guardandosi intorno
b: "dimmi, dimmi (e comunque poi ti vai a mettere il pigiama, cambiare discorso non ti aiuterà)"
l: "le finettre. ecco, le finettre non vanno bene. non mi piacciono. ecco. pelò."
b: "le finestre. ho capito. terribile. adesso vai a metterti il pigiama."
l: "ba bene…."

abbiamo trasmesso: "quando la gnola diventa una professione"!

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cominciamo presto

qualche sera fa, cena.

leprepazza, seduta a tavola, con la testa riversa all’indietro: "gnaaaaaaaaaaaaaaa, gnon vojoooooooo!"
babbo, calmo: "se non vuoi più mangiare non c’è problema, ma sappi che poi non avrai il cioccolatino."
l: "non volo mangiare. volo il cioccolatino"
b: "no, se non mangi per bene non avrai il cioccolatino"
l: "gnaaaaaaaaaaaaaaa, gnaaaaaaaaaaaaaaa, naaaaaaaaaaaaaa!!"
io: "leprepazza, è inutile che tu ti lamenti o faccia le gnole: se vuoi il cioccolatino basta che tu mangi per bene"
l: "non voloooooooooooooo!!!!!!!!!!! volo il cioccolatino! babbo, mi dai il cioccolatino?"
b: "dipende solo da te: se fai la brava, alla fine del pasto ti do il cioccolatino"
l: "babbo, insomma, io sono ‘tanca di fale la blava! oh!"

possibile che l’adolescenza inizi qualche giorno prima dei 3 anni?

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nonsense familiari

domenica pomeriggio. io e la leprepazza.
leprepazza: "mamma, che bel ciondolo con la campana che hai!"
io: "leprepazza, non è una campana, è un angioletto."
l: "ah, è vero!   mamma, che bel ciondolo con una campana con le ali, che hai!"
""

domenica pomeriggio. il babbo e la paperella.
babbo, alla leprepazza, che cercava e si infilava in bocca i grani del sale grosso che si era rovesciato in cucina: "leprepazza, smettila! non si mangia il sale!"
paperella, senza alzare la testa dai suoi disegni (in questo periodo disegna o colora in continuazione): "eh no, non ti mangia, il sale!"
b: "certo, che non ti mangia! come farebbe il sale a mangiarti? ho detto che non si mangia, non che non ti mangia."
p: "beh, certo che se il sale ti mangiasse, ti farebbe proprio un gran male…"
""

 

ps. se qualcuno non l’avesse ancora visto, qui ci sono un po’ delle bellissime foto fatte dal babbo nel nostro weekend veneziano.

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il fanneto

ieri colloqui della leprepazza.
tutto molto bene: la fanciulla è intelligente e non accusa minimamente il fatto di essere anticipataria, socievole (!), non testona (!), non gnolosa (!), non si fa più niente addosso (!), fa pochi capricci e molte coccole (!!!)… insomma, la perfida mette proprio alla prova solo noi!!

detto ciò, alla fine del colloquio le maestre ci chiedono:
"adesso però noi vorremmo sapere una cosa: cos’è il fanneto?"
noi: "eh?"
m: "il fanneto, il falneto. qualcosa del genere!"
noi: "..."
m: "la leprepazza ha fatto un disegno di una cosa grandissima, tutta piena di colore. siccome non aveva tempo di finirlo, l’ha voluto riprendere in mano per 3 giorni a fila, per colorarlo tutto per bene. e poi, quando finalmente l’ha finito, ha detto: "ecco maestle, questo è il falneto."
io (lampo di genio): "il farneto! è un posto, con una grande sala col camino, in cui ogni tanto ci ritroviamo con li amici delle famiglie per l’accoglienza!"
m: "aaahh! quando abbiamo chiesto alla leprepazza: cos’è il falneto? lei ci ha risposto: "beh, è.. è… maestle, è una cosa glande!!"

curioso, è più o meno la stessa risposta che avrei dato anch’io…

ps. mi è capitato di raccontarlo alla maestra della paperella. e quando ho nominato il farneto anche lei si è illuminata e ha detto: "è vero, anche la paperella ha disegnato o detto qualcosa del farneto… ora non ricordo cosa". che roba "grande"! le cose belle per la nostra vita saltano fuori nei disegni delle nostre figlie.

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articolando

ieri pomeriggio, le bimbe sono in sala che giocano a domino.
paperella: "guarda cosa abbiamo fatto col domino, leprepazza!"
leprepazza: "che cosa?"
p: "abbiamo fatto un un… mhm.. brico!"
l: "che cos’è?"
babbo, avvicinandosi: "cosa avete fatto?"
p: "un .mhm… brico"

il babbo osserva e si scervella.
sul pavimento le tessere sono allineate in una lunga fila sinuosa.
improvvisamente un’illuminazione:
b: "paperella, non è lo ‘mbrico! è il lombrico! avete fatto un lombrico!"
 

poche ore dopo…
leprepazza: "mamma, pelchè tu non hai il lolologio?"
io: "eh?"
l: "il lolologio, mamma, tu non ce l’hai?"
io: "lolo che? il lolo.. ah, l’o-ro-lo-gio! non è il lorologio, è l’orologio. staccato. capito?"
l: "mhm…"

 

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cavalcando

il babbo è ko da 3 giorni.
talmente ko che oggi addirittura il dottore viene a casa (in mezzo al picco dell’influenza, quando avrà 1500 pazienti in fila alla porta) a visitarlo.

le bimbe, lungi dal calmarsi, ogni tanto si ricordano di andare a fargli qualche carezzina e nel resto del tempo scorrazzano e imperversano per casa, dall’alba a ben oltre il tramonto.

in questo contesto bellico, stamattina, ore 6.45, mi avvio in camera dalle bimbe per alzarle dal letto. non faccio a tempo ad avvicinarmi che la leprepazza schizza fuori dalle lenzuola e mi sorpassa a destra, tuffandosi in camera mia nel mio lettone.
a questo punto estraggo un’addormentatissima paperella "mamma, ho il moccolo…" "vai a pulirlo" "dove?" (sempre sena aprire gli occhi) "in bagno, forza" e intanto mi ridirigo al lettone, dove la piccola mi ha usurpato il posto vicino al rabbrividente babbo.
mi sdraio e, appena appoggio la testa sul cuscino la fanciulla mi si fionda sopra.

io: "aiuto, ahia, non sono un cavallo!"
l: "no, non sei un cavallo."
io: "e quindi perché mi stai sopra a cavalcioni?"
l: "perché non sei un cavallo, sei un motolino!!"
io: "io sono un motorino secondo te??? scendi, mi fai male!"
l: "sì, sei un motolino! e adesso, motolino mio, al galoppo!!"

… sfruttamento mammesco ai massimi livelli…

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tra starnuti e voglia di “plimavela”

sabato il tempo era bello e ne abbiamo approfittato per fare due passi in centro con le bimbe, anche perché nessuno di noi ne poteva più di stare in casa ("quando arriva la primavera?" è una delle domande più classiche delle patafrulle in questi giorni, in abbinata con il "domani mamma è plimavela? che mi chiede la leprepazza quando la metto a letto ogni sera o quasi).

abbiamo gironzolato, fatto merenda con pizzette al taglio, ballato alla musica di tutti i suonatori ambulanti che abbiamo incontrato lungo il percorso, passeggiato e poi ovviamente il babbo ne ha approfittato per infilarsi a comprare un ammennicolo fotografico nel suo negozietto preferito che sta proprio in centro.
la leprepazza, di ottimo umore e in gran forma, ha scelto esattamente i 3 minuti nel negozio per esplodere in un superstarnuto, seguito da un attacco irrefrenabile di tosse.

tentando di non schifare la clientela scelta del negozio, ho provato a calmarla e al contempo di limitare i danni appellandomi a una presunta buona educazione che le avremmo impartito, suggerendole pacatamente "su, leprepazza, metti le mani davanti, almeno, quando tossisci..."
al che la fanciulla, senza smettere di tossire, ha steso ben dritte le braccia davanti a sé e ha allargato al massimo le dita: "ecco mamma [cof cof cof], sono davanti, ba bene?"

la mossa successiva è stata una ritirata strategica fuori dal negozio…

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